Quei mandanti morali (e violenti)

<em>Il Fatto</em> ci accusa di cose inesistenti e ci riempie d'insulti. A dar man forte arriva anche Buttiglione che ci chiama iene. Intanto <strong><a href="/interni/fini_regala_valium_feltri_festeggi_senza_allucinazioni/19-12-2009/articolo-id=408010-page=0-comments=1">il presidente della Camera regala a Feltri del Valium</a></strong> per &quot;calmare le allucinazioni&quot;. <strong><a href="/interni/ma_sondaggio_condanna_popolo_pdl_non_si_fida_lui/19-12-2009/articolo-id=408007-page=0-comments=1">Ma il popolo del Pdl lo sfiducia, non si fida di lui</a></strong>

Di Pietro, Santoro e Travaglio hanno a disposizione gratis, o meglio due pure pagati, tre ore alla settimana di una rete televisiva di Stato. Il nome della trasmissione è noto: Annozero. La formula del programma è chiara, ed è una riedizione del memorabile: «La menzogna in bocca ad un comunista è una verità rivoluzionaria», pronunciato da Lenin e rilanciato dalle nostre parti da Antonio Gramsci.

La novità è nell’aver sostituito la menzogna con il sospetto e l’illazione. Quest’ultima parola significa «ragionamento con cui si trae una conseguenza da una o più premesse che possono essere anche false». In questo Santoro è maestro. È vero, come ha detto giovedì sera contestando Schifani, che lui non ha mai sostenuto che Berlusconi è il mandante delle stragi di mafia. Ma l’aver mandato in onda decine di interviste, filmati e racconti di personaggi assolutamente screditati a sostegno della tesi che ciò è accaduto o che potrebbe essere plausibile, ingenera nel telespettatore la famosa «verità rivoluzionaria».

E lo stesso vale per le puntate sul caso escort, dove la D’Addario è stata presentata e venduta come vittima innocente, quando invece liberamente si è infilata nel letto del premier munita di registratore e macchina fotografica. Così come atti d’accusa di pm sulle finanze del Cavaliere sono stati spacciati per sentenze di Cassazione quando invece erano per lo più materiali di parte, elementi di processi conclusi con l’assoluzione o la prescrizione che certo non è una condanna e quindi una verità giudiziaria. Allo stesso modo nell’ultima puntata si è tentato di far passare Vittorio Feltri e il Giornale per mandanti della violenza.

Tutto ciò, secondo noi, ha contribuito a creare il clima d’odio culminato con l’agguato di Piazza Duomo e col pacco bomba alla Bocconi. Per questo diciamo che esistono «mandanti morali», e non siamo gli unici a sostenerlo. Prova ne è che in questi giorni illustri editorialisti dei maggiori quotidiani italiani si pongono la stessa domanda. Prova ne è che il principale partito di opposizione, il Pd, si sta spaccando sul fatto se mantenere in vita o no l’alleanza con Di Pietro, proprio per non offrire copertura politica a una operazione mediatica che rischia di incendiare il Paese. Prova ne è che molti cattolici sono attoniti di fronte alla prospettiva di diventare complici dei «mandanti morali» dopo la proposta dell’Udc di allearsi con comunisti, abortisti e Travaglio, quello che rivendica il diritto di voler veder morti gli avversari politici, pur di fermare le riforme (o le elezioni anticipate) del governo Berlusconi. Non cambiamo idea anche se l’aver chiesto a Casini di fare retromarcia ieri ci è valsa l’accusa di fascisti, covo di iene dattilografe, carogne e delinquenti da parte del presidente dell’Udc, il raffinato filosofo Rocco Buttiglione, quello che in tv invita ad abbassare i toni della polemica.

Discutere non è antidemocratico né pericoloso. Non si capisce perché la libertà che Travaglio rivendica per dire che «non c’è niente di male nell’augurarsi la morte del proprio avversario politico» non debba valere per porre sul tappeto il problema dei cattivi maestri. Ai quali non auguriamo morte né disgrazie ma rispetto; ai quali chiediamo che la politica tutta prenda le distanze prima che sia troppo tardi. Invece no, Travaglio, Di Pietro e Santoro (e Buttiglione, nuovo entrato nella compagnia) vogliono anche decidere quali libertà sono lecite e quali no. Lo hanno fatto anche ieri, sul loro giornale, Il Fatto Quotidiano, con un titolone. Ovviamente non è così. L’altro giorno ho scritto che i mattacchioni di Piazza Duomo e della Bocconi sono fans di Travaglio&C., riportando l’interrogatorio di Massimo Tartaglia nel quale l’attentatore del Premier dice di essere un sostenitore di Di Pietro e di odiare Berlusconi. Ma Il Fatto Quotidiano finge di ignorare ciò e, a firma Paolo Flores d’Arcais, mi ritiene personalmente responsabile di qualsiasi violenza dovesse avvenire contro di loro, «uomini e donne della stampa libera». Ma come? Vi smentite? Non siete voi a sostenere che uno ha il diritto di vedere morto l’avversario politico? Di che cosa vi lamentate?

Tranquilli, non siamo come voi. Nessuno vi torcerà un capello. Io, e tutti i moderati d’Italia, al massimo ci auguriamo due cose. La prima: che la Rai non rinnovi il contratto a Travaglio. La seconda: che Bersani e Casini lascino Di Pietro e la sua banda soli a seminare odio nel Paese senza se e senza ma. Purtroppo l’inverso non è uguale. Vediamo cosa dicono di me sul sito di Beppe Grillo, dove Travaglio tiene il suo blog, e dove si concentra il popolo democraticamente antiberlusconiano. Il braccio destro di Santoro mi definisce «servo, killer, prezzolato». Sotto un titolo, «Il terrorista del Giornale», c’è una mia grande foto e un bel po’ di commenti. Tipo: «È di questi pezzi di m... che dovremmo occuparci prima o poi», «voglio proprio vedere quando lo manderanno in galera», «l'ho visto in tv, è un vero verme», «uno come lui dovrebbe essere preso a calci nelle palle», «quando l’ho visto mi è salita una rabbia che l’avrei brutalmente assalito», «è come Minzolini, ha una faccia tosta che vuole essere ammorbidita, sembra dire: menami che non resisto. Se continua di questo passo qualcuno prima o poi gliela gonfierà veramente a suon di sberle quella faccia di m...», «non riesco ad ascoltare le sue affermazioni in tv, mi chiedo come sia possibile esistano essere viventi di questo genere, lo chiamo così per non offendere le persone e gli animali».

Questa gente, più Rocco Buttiglione, loro nuovo compare, vuole farmi fuori fisicamente. Ne hanno diritto, come dice Travaglio. Non mi lamento, non faccio la vittima, semplicemente me ne frego. Grafomani vigliacchi, frustrati e filosofi rimbambiti che campano di politica non mi preoccupano. E se poi qualche mattacchione tira la statuetta, vedremo. Ma insisto: mandanti politici e cattivi maestri possono campare come meglio credono. È la politica che deve smascherarli e isolarli. Menatevela e cantatevela tra di voi, caro Flores d’Arcais.