Quei massaggiatori molto poco sportivi

Franco Crosiglia

Sognare di fare il massaggiatore sportivo per una grande squadra a fianco dei campioni dello sport, e ritrovarsi a fare massaggi in qualche centro estetico. Il tutto dopo aver speso 8.500 euro. A tanto ammonta, infatti, la retta dei corsi per massaggiatori sportivi organizzati dalla Provincia di Genova e gestiti dall'Ecipa (l'ente di formazione del Cna-Confederazione nazionale dell'Artigianato). Tanti soldi per un sogno che potrebbe rivelarsi un’illusione perché «nonostante le false promesse, al termine del corso gli studenti avranno in mano un attestato di qualifica da semplice massaggiatore e non potranno lavorare nei centri sportivi», denuncia Benito Gulli, massaggiatore sportivo dal 1966 e segretario regionale dell'associazione nazionale dei massofisioterapisti.
Una posizione condivisa dal presidente regionale della Federazione nazionale dei medici sportivi, Giorgio Piastra: «Nutro serissimi dubbi che questi corsi siano validi per l'esercizio di massaggiatore sportivo. In base alla legislazione vigente, infatti, la qualifica di massaggiatore sportivo è una specializzazione riservata a coloro che hanno già il diploma di massofisioterapista». Piastra dal canto suo aveva già fatto presente il problema in Regione. La storia risale al 2002 quando la Regione decide, con la legge regionale numero 6, di affidare alle Province il compito di organizzare corsi biennali (un anno per quelli riservati a coloro che già esercitano l'attività o hanno frequentato una scuola presso enti di promozione sportiva, e la cui retta scende a 4.000 euro) per massaggiatore sportivo. Una decisione che solleva le immediate critiche di Coni, medici dello sport e massofisioterapisti. Critiche accolte dalla Giunta regionale che nel 2003, nel definire i contenuti e le materie di insegnamento dei corsi, trasforma la qualifica di massaggiatore sportivo in semplice massaggiatore che opera nei centri estetici. Caso chiuso? Niente affatto. La Provincia decide comunque di attivare i corsi di «massaggiatore sportivo» e di attribuirne la gestione all'Ecipa che organizza l'attività didattica incassando la retta per niente simbolica (le iscrizioni si sono chiuse a gennaio). «Al termine del corso - segnala però, a scopo precauzionale, la locandina pubblicitaria - verrà rilasciato attestato di qualifica per “massaggiatore” codice istat 553113».
«Ma è diverso dal “massaggiatore sportivo” che ha il codice 553010. È come vendere un corso da pilota aeronautico e rilasciare l'attestato da hostess», spiega Gulli. Mentre Luigi Spagnoli, del Coni, critica i costi proibitivi dei corsi. Anche di quelli riservati a chi già esercita la professione. «Sono persone che hanno già pagato per frequentare corsi di massaggiatore sportivo presso enti di promozione sportiva, tra l'altro, tradizionalmente vicini ai partiti di sinistra. Già allora questi enti avevano promesso che i corsi prima o poi sarebbero stati riconosciuti. Tante promesse, ma siamo daccapo».