Quei miracoli da non dissipare

U na striscia d’azzurro ha solcato il cielo di una domenica che ci ha riportato a qualcosa d’antico: le meraviglie della gente della ginnastica, la vittoria di un ciclista nostro, Danilo Di Luca, nella Liegi-Bastogne-Liegi, uno dei cinque monumenti delle classiche a due ruote, l’Inter che festeggia uno scudetto conquistato sul campo. Sono state emozioni per tutti i cuori e tutte le età, la conferma che si può vincere, e non fa differenza, per un grande popolo e una manciata di innamorati di discipline difficili, faticose, poco remunerative, senza veleni e senza doping, fino a prova contraria. I nostri ginnasti ci hanno abbagliato e forse qualcosa hanno insegnato a quei calciatori che, ieri sera, si sono lasciati trascinare nel gorgo di cuori liberati da un incubo. E’ stato bello, e forse educativo per tutti, che, a fronte del trionfo con bambini e famiglie celebrato dalla gente nerazzurra, ci sia stato molto più lontano, forse un po’ dimenticato da tanti, il trionfo di quei meravigliosi equilibristi, di quel gruppo di predatori circensi che sono i ginnasti.
Sappiamo di avere una regina in confezione pocket, Vanessa Ferrari, che non tradisce mai, ormai così familiare da sembrare una di casa. Ma con lei, e dietro di lei, una squadra: Igor Cassina e Andrea Coppolino, Carlotta Giovannini che ci ha mostrato un’altra faccia d’oro del nostro sport. L’Italia della ginnastica torna a casa da questi europei con tre ori, un argento e un bronzo. Due squadre e un lupo solitario hanno fatto raccolto. Nel nostro sport ci sono miracoli e miracoli. L’importante è goderli. E non dissiparli.