Quei misteri nel ventre della metropoli

«Sono essenzialmente un negronista: arrivo al caffè Cucchi verso le sette e mezza e incontro gli amici. Mi disseto, mi riprendo dalla giornata di lavoro. Potrei farlo anche a casa, visto che abito proprio sopra al caffè, ma solo al Cucchi si respira quest'atmosfera di abitudine». Ed è per immortalare quest'aria d'antan che il milanese Massimo Petrini - una vita da pubblicitario e poi finalmente il tempo per respirare con calma nei territori dell'arte - ha creato una galleria di 30 ritratti, i «Cucchi Caff Habitués», che da oggi espone proprio allo storico bar pasticceria Cucchi all'inizio di corso Genova (inaugurazione con aperitivo ore 18.30, la mostra è aperta fino all'8 dicembre negli orari del Caffè, dalle 6 alle 21).
Il gallerista Jean Blanchaert, lo scrittore Franco Bolelli, il notaio Ruben Israel, la giornalista e scrittrice Delfina Rattazzi, la stilista Monica Bolzoni: tutti, tra una brioche e un budino di riso, un panino e uno champagne, si salutano quasi ogni giorno - spesso senza conoscersi - tra le mura o ai tavolini allestiti sul marciapiede dello storico locale inaugurato negli anni Trenta dai genitori di Cesare Cucchi, che oggi lo gestisce insieme alla figlia.
Tre generazioni che hanno saputo conservare la tradizione di pasticceria di cui era frequentatore anche il poeta Giuseppe Ungaretti e che inaugurò a Milano la moda dei caffè-concerto. Una tradizione fatta di camerieri in divisa, vetri e specchi che sembrano restituire insieme alla nostra immagini e lampi di un tempo milanese dolce e soffuso, che non è più. Tuttavia, nelle foto di Petrini non vi è alcuna nostalgia, ma anzi joie de vivre, humour e tanta sperimentazione: «Il primo che ho ritratto è stato Jean Blanchaert» racconta Petrini. «Poi mi è venuta l'idea della serie. Per fissare, con un'elaborazione che mette insieme lo scatto originale e la lavorazione digitale, una "quarta dimensione", il senso del borgo che si è sviluppato al Caffè. Vivo qui da 25 anni e l'ho visto cambiare pochissimo: ognuno dei clienti conserva la discrezione della sua esistenza e insieme è diventato parte di un mondo, che mette sopra a tutto anche l'affetto per il proprietario Cesare. E pensi che a un certo punto il Cucchi è sembrato un locale "anziano", che navigasse troppo lentamente il tempo di quest'epoca galoppante. Poi, invece, ha vinto lui».