Quei misteri sui redditi del premier

da Milano

I redditi dei parlamentari sono pubblici: come fanno a guadagnarli, no. La legge infatti li obbliga al deposito della dichiarazione presso la Camera e il Senato, ma rende pubblica soltanto la cifra finale: il resto, non è dato sapere. Carlo Giovanardi, deputato Udc e presidente della Giunta per le autorizzazioni a procedere, ha provato ad andare oltre, e ha presentato un’interpellanza su una partecipazione societaria di Flavia Franzoni, ovvero la moglie del presidente del Consiglio: «Ho avuto solo risposte burocratiche e deludenti», dice.
La vicenda è cominciata un anno fa, il 6 ottobre 2006, quando, su richiesta dello stesso Giovanardi, il sottosegretario Paolo Naccarato, a nome del governo, conferma in aula che la signora Franzoni possiede il 50% di una società chiamata Aquitania. Dai bilanci, la società risulta in perdita: mentre la sua partner per l’altro 50%, la Simbuleia, risulta in utile. Quando però il 17 aprile 2007 viene pubblicato il bollettino delle dichiarazioni patrimoniali dei deputati, in quella del premier, depositata il 27 luglio 2006, non risulta alcuna partecipazione societaria posseduta dalla moglie. Da qui, la nuova richiesta di spiegazioni da parte di Carlo Giovanardi. E ieri, la replica del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Ricardo Franco Levi, che giustifica la discrepanza in quanto la partecipazione nella Aquitania, società in perdita, non ha prodotto reddito: e nella dichiarazione delle persone fisiche, come quella redatta dal commercialista della signora Franzoni, non sono riportate le azioni o le partecipazioni societarie, se non quando siano produttive di reddito. D’altra parte, aggiunge Levi, il possesso della partecipazione societaria da parte della moglie è stato citato dal premier nella dichiarazione presentata all’Autorità garante della concorrenza che, come d’obbligo per i ministri, comprende tutti i dati patrimoniali. Tutto in regola, dunque: ma sostiene Giovanardi, la correttezza formale non significa trasparenza.
«Tanto più - aggiunge il deputato Udc - che io avevo chiesto anche di conoscere l’identità dei soci della Simbuleia che dagli atti pubblici depositati non risultano mai dichiarati: e non ho avuto risposta. Né tanto meno si sa a che titolo il presidente del Consiglio e sua moglie abbiano chiesto un credito di imposta, cioè soldi allo Stato, nella dichiarazione 2006. A che serve allora imporre ai parlamentari di presentare la dichiarazione dei redditi, se poi nessuno può vederle? Se vogliamo veramente che il Parlamento sia una casa di vetro, e stroncare l’antipolitica, consentiamo agli italiani di verificare in ogni elemento i redditi dei parlamentari: ho presentato un disegno di legge in questo senso, l’estate scorsa, ma in risposta ho ottenuto il silenzio».