Quei monumenti dove ferma la metropolitana

Il primo colpo di piccone, di fronte alla folla di autorità, che diede vita alla linea uno della metropolitana milanese, venne dato in via Buonarroti il 12 giugno del 1957. Ma solo il primo novembre del 1964 il sindaco Bucalossi inaugura la linea, da Amendola e San Babila, con queste parole: «Oggi è il momento per Milano di festeggiare il progresso, il coraggio e la tecnica».
Un passato che torna di attualità in occasione del vincolo posto in questi giorni da parte della Sovrintendenza sulle stazioni Amendola e Caiazzo. E qui il discorso si sposta su chi decorò e allestì queste stazioni, vale a dire Albini, Helg, Piva e il grafico Noorda. Indubbiamente Franco Albini, architetto e designer che fa parte della storia, si preoccupò di dare omogeneità di immagine ad elementi che debbono avere un loro filo logico, ed in effetti egli si impegnò su indicazioni di uso, riferimenti e segnalazioni, veri simboli di scorrimento della vita cittadina: pavimentazione in gomma a bolli, che riduceva rumore e cadute, grafica studiata per essere letta con precisione entrando e uscendo dai diversi vani, colore marrone che ben si sarebbe sposato con gli sviluppi futuri.
Un bell'esempio del design di quegli anni, un design che era ancora lontano, per la resistenza alla tradizione, da come lo possiamo intendere oggi, ma che certamente era di alta qualità. La decisione della Sovrintendenza ci sorprende, non per la sua validità, ma per la sua attenzione. Un’attenzione che il Comune, o chi per lui, avrebbe dovuto avere su tutte le linee nei tanti (e talvolta squallidi e incongruenti) interventi.
Quindi ben venga il vincolo, anche se in certi casi (purtroppo) i disastri sono già stati combinati.