Quei morti «dimenticati» dall’eccidio di Cravasco

Tutti gli anni la città di Genova è invasa da manifesti commemorativi dell'eccidio di Cravasco dove 17 partigiani trovarono la morte.
Tutto ebbe inizio con l'agguato nel pomeriggio del 22 marzo 1945 quando 9 militari tedeschi furono attaccati da un comando della «Brigata Balilla» comandata da Battista sulla strada che da Cravasco porta a Pietra Lavezzara. I tedeschi procedevano in fila indiana due in avanscoperta gli altri sette dietro a seguire. I partigiani, appostati tra i cespugli in prossimità del cimitero, lasciarono passare la piccola avanguardia ed attesero a tiro il gruppo più numeroso. L'agguato riuscì e ben presto i sette giacquero a terra «spenti nel loro sangue». I due tedeschi d'avanguardia lanciarono un razzo di segnalazione ma vennero ben presto abbattuti dalle raffiche di mitra di Battista (Angelo Scala) e Biscia (Poirè Carmelo). Nessuna perdita tra i partigiani. In previsione di un rastrellamento in zona, i partigiani si buttarono alla montagna dirigendosi attraverso il passo della Colla ai Mulini di Voltaggio in una deserta località detta delle Acque Striate, ove in un ampio fienile trovarono rifugio e riposo delle loro fatiche.
«Il Lavoro» di sabato 24 marzo 1945 pubblicò la seguente notizia:
«Il 22 corrente un gruppo di fuorilegge, in un'imboscata, ha aperto il fuoco a Cravasco a nord ovest di Pontedecimo contro nove soldati tedeschi. Cinque dei soldati sono rimasti fulminati sul colpo: gli alti quattro che erano caduti feriti, sono stati finiti selvaggiamente a colpi nella nuca dalle belve umane. Come giusta misura di rappresaglia, il Comando germanico ha ordinato la fucilazione di 18 individui precedentemente condannati a morte dal Tribunale di guerra per delitti di vario genere. La sentenza è stata eseguita sul luogo del delitto senza dare corso a domande di grazia, perché ogni possibilità in questo senso era venuta a cadere per il crimine compiuto dai loro compari che non si erano peritati di massacrare anche gli inermi feriti».
Chi erano questi militari tedeschi mai ricordati con il loro nome dalle cronache resistenziali o definiti genericamente S.S.? Erano in forza al 3/Festungs-Bataillon 905 dell'Esercito Tedesco. Reparti di stanza a Campomorone con compiti di guarnigione. I loro nomi: Hans Schwartz, caporale anni 21; Walther Labhan, caporalmaggiore anni 22; Wilhelm Oberndorfer, caporale anni 20; Rudolf Meister, caporale anni 32; Jakob Putz, caporalmaggiore anni 28; Eduard Kruger, granatiere anni 39; Paul Johann Fischer, secondo capo anni 38; Hans Wilhelm Schroder, caporalmaggiore anni 22; Rudolf Platt, caporalmaggiore anni 21.
I militari erano sufficientemente integrati con la popolazione civile tanto che il 01/01/1945 uno di questi, Johannes Girrulat, caporale di 20 anni perse la vita nel tentativo di sedare le fiamme in un casa situata vicino alla guarnigione che aveva preso accidentalmente fuoco. Il paese, riconoscente, partecipò compatto alle esequie pubbliche che avvennero in Campomorone.
Tutti questi militari furono inumati nel Cimitero Comunale di Campomorone alle tombe che vanno dal N° 145 al N° 153 (N° 133 per il Girrulat) e traslati in data 11 e 12 novembre 1957 al Cimitero Militare Germanico di Costermano ove ora riposano con 21.900 soldati appartenenti alla Wehrmacht tedesca di un tempo che persero la loro vita nella zona dell'Italia settentrionale tra San Remo a ovest e Trieste a Est, tra Genova e lo sbocco del Po a sud e i passi alpini a nord.
In tale quadro, si è discusso molto sull'opportunità di questo attacco ai nove militari tedeschi che furono uccisi da partigiani della brigata volante «Balilla» comandati da Angelo Scala (Battista). Era nota la direttiva dell'Obergruppenfuehrer Karl Wolf, emanata dieci giorni prima, in cui si ordinava, essendo ormai evidente l'approssimarsi della fine del conflitto, di limitare gli interventi militari alla sola difesa in previsione di un eventuale ripiegamento delle truppe. Si scatenò, comunque da parte delle autorità costituite la rappresaglia che condusse all'esecuzione della condanna di 17 prigionieri del carcere di Marassi già condannati a morte ai quali fu rimessa la domanda di grazia visti gli avvenimenti incombenti.
I loro nomi sono: Oscar Antibo, 36 anni, nato a Savona, operaio della "Ferrania", appartenente alla 5^ Brigata della Divisione Garibaldina "Bevilacqua"; Giovanni Bellegrandi (Annibale), 26 anni, ingegnere di Brescia, Sottotenente della Divisione "Centauro" dopo l'8 settembre entrò nell'organizzazione "Otto"; Pietro Bernardi, 35 anni, nato a Duermens (Germania), appartenente alla Brigata Sap "Jori"; Orlando Bianchi (Orlandini), 45 anni, era nato a Genova. Membro del Cln di Uscio e del Cmrl (comando militare regione Liguria); Virginio Bignotti (Franchi), biellese di 57 anni, ex maggiore dell'esercito, esperto militare del comando Sap; Cesare Bo (Emilio), 21 anni, originario di Genova Sampierdarena; Pietro Boldo (Pierin) 31 anni di Nizza Monferrato, appartenente alla brigata Sap "Alpron"; Giulio Campi (Cesare) 54 anni, di La Spezia, capo reparto dello stabilimento Vittoria-Ansaldo e codirettore dell'ufficio aviolanci del Cmrl; Gustavo Capitò (Fermo), 48 anni, di La Spezia, Ten. Col. di Stato Maggiore, dopo l'8 settembre consulente del comando militare del Cln di Savona, quindi capo del servizio informazioni del Cmrl; Giovanni Carù, 33 anni nato a Farno (Varese) il 22/12/1912, operava nelle brigate Sap del centro; Cesare Dattilo (Oscar) 24 anni, di Cogoleto, meccanico aggiustatore alla "San Giorgio"; Giacomo Goso, 50 anni, di Bardineto, laureato in legge, operante nel savonese; Giuseppe Maliverni 20 anni, di Rivarolo, disegnatore, membro dei GAP di Sampierdarena, divenne vice comandante della brigata Sap "Buranello"; Nicola Panevino 35 anni, di Carbone (Potenza), giudice presso il tribunale di Savona, membro del Cln di Savona; Renato Quartini (Tino) 21 anni, originario di Ronco Scrivia, disegnatore all'Ansaldo, militante dei Gap, comandante delle Squadre d'azione del Fronte della Gioventù, guidò l'azione per liberare il gapista G. Masnata, ferito e piantonato all'ospedale di San Martino. L'azione fallì e in uno scontro con i "Risoluti" della X Mas di San Fruttuoso, Quartini venne ferito ad una gamba. Arrestato e trasportato all'ospedale, subì l'amputazione dell'arto e in seguito tradotto nelle carceri di Marassi; Bruno Riberti 18 anni, di Migliarino (Ferrara), appartenente alla brigata Sap "Jori", partecipò con Quartini all'azione per liberare Masnata e nello scontro fu ferito gravemente allo stomaco; Ernesto Salvestrini (Amilcare) 22 anni, di Marina di Massa, studente. Alla morte si salva fortunosamente Arrigo Diodati (Franco) nato a La Spezia il 25/5/1926, vice commissario politico delle brigate Sap di Genova. Scampato all'eccidio, raggiunse le formazioni partigiane nella zona di Voltaggio (brigata "Pio", divisione "Mingo")
Pochi giorni dopo il Tribunale militare della VI zona con l'assenso della Missione Alleata ordinò una controrappresaglia da eseguirsi su quaranta prigionieri del campo di concentramento di Loco di Rovegno. Battista (responsabile dell'uccisione dei nove militari tedeschi) condusse 39 prigionieri presso il Monte Carlo, in loc. Vixella, dove vennero massacrati il 4 aprile 1945.
Pochi giorni dopo il Tribunale militare della VI zona con l'assenso della Missione Alleata ordinò una controrappresaglia da eseguirsi su quaranta prigionieri del campo di concentramento di Loco di Rovegno. Battista (responsabile dell'uccisione dei nove militari tedeschi) condusse 39 prigionieri presso il Monte Carlo, in loc. Vixella, dove vennero massacrati il 4 aprile 1945.
I prelevati furono in totale 40, ma durante il trasferimento, uno di questi, si ferì ad un piede e la ferita gli impedì il proseguimento della marcia. Ciò valse probabilmente a salvargli momentaneamente la vita, perché Battista fu costretto a rimandarlo a Rovegno. L'ammazzarlo subito, avrebbe allarmato i restanti 39 convinti a seguirlo nella certezza di uno scambio tra prigionieri e reso difficoltoso il prosieguo della marcia verso la località del massacro.
Di questi sappiamo che dei 39 probabilmente 2 erano civili; 9 militari tedeschi; 14 militari dell'esercito tedesco ex prigionieri di guerra sovietici; 13 militi della Brigata Nera d'Alessandria ed 1 bersagliere.
Le esecuzioni avvenero il 4 aprile 1945.
Elenchiamo i nomi, conosciuti, dei militi uccisi a Cravasco:
Albalustro Secondo, Bagnasco Angelo, Bianchi Martino d'anni 17, Buzzo Lazzaro, Costantino Giulio d'anni 18, Gaeta Giuseppe, Gianelli Angelo d'anni 18 (figlio del ten. col. Gianelli Celeste comandante di battaglione catturato a Garbagna e fucilato a Rovegno il 29/4/1945), Raciti Armando d'anni 16, Raffaghello Stefano d'anni 16, Riccardi Giuseppe d'anni 19, Senna Giovanni, Vagaggini Alfredo d'anni 17, Viola Angelo d'anni 17.
È triste rilevare il fatto che dei 16 italiani fucilati, ne conosciamo nominativamente 13, di questi, 8 sono ragazzi minorenni
I fucilatori non ne hanno tenuto conto.
Ignoti sono i nomi dei militari tedeschi e militari dell'esercito tedesco ex prigionieri di guerra sovietici. I giustizieri non ne lasciarono traccia.
A questa non seguì altra rappresaglia.
Riteniamo opportuno ricordare che, con la celebrazione dei 17 martiri di Cravasco, si ignora volutamente il sacrificio di 9 militari tedeschi e di altri 39 fucilati (9 tedeschi, 14 kazaki, 16 italiani) dei quali solo in parte si conosce il nome.
A distanza di sessantatré anni dai fatti descritti porgo ai lettori un brano di una verità che, ancora poco nota, spero presto si riveli in una rivisitazione dei fatti che renda onore a chi è Caduto per la propria Patria.
Patria che oggi ci trova uniti nella Comunità Europea, che ha avuto i padri nell'Europa nata dal grande conflitto e che ci ha visto attori nella seconda metà del secolo scorso.
Inutile dire che se non fosse avvenuto quanto compiuto dal «Battista» si sarebbe sicuramente risparmiato la vita, visto l'imminente termine del conflitto, almeno ai 17 «Martiri di Cravasco».