Quei partigiani che confusero realtà e finzione

Il confine tra cinema e realtà talora è sottile. Fra chi ne ha fatto le spese in Italia, il critico cinematografico Maurizio Cabona citava domenica sul Giornale casi atroci: quello dai più dimenticato di Elio Marcuzzo, comprimario in Ossessione di Luchino Visconti (1942); e quello noto di una coppia notissima, Luisa Ferida e Osvaldo Valenti. Infatti Osvaldo era così bravo, recitando da cattivo, che qualcuno credette che cattivo fosse sul serio. Ero ancora una ragazzina quando ho conosciuto Luisa e Osvaldo. Nel 1941 del mio esordio, girai diversi film. Dopo Il bravo di Venezia di Carlo Campogalliani, con Rossano Brazzi, partecipai a La cena delle beffe di Alessandro Blasetti, dove Valenti era il perfido Giannetto Malespini, che ingannava e faceva impazzire Neri Chiaromontesi, interpretato da Amedeo Nazzari. Sempre nello stesso anno lavorai a Primo amore di Gallone, ancora al fianco di Valenti. Rammento che Luisa veniva sempre a trovarlo nel teatro di posa, durante le riprese: tanto lei era adorabile e meravigliosa, tanto Osvaldo era affascinante e incredibilmente colto. Avevo per loro solo amore e ammirazione. Così, quando ho saputo che Luisa e Osvaldo erano stati uccisi a Milano alla fine dell’aprile 1945, perché accusati di essere dei torturatori di partigiani, sono stata non solo addolorata, ma presa dal raccapriccio. Infatti non avevo e non ho mai - minimamente creduto alle accuse che venivano mosse contro di loro. Sono stati solo vittime di momenti orrendi.