Quei «pizzini» strappati da Prodi e Letta

Le notizie sulla salute di Franca Rame e sul sì di Pallaro passano dai bigliettini E intanto Padoa-Schioppa manda email

da Roma

I «pizzini» s’infilano nei mogani di Palazzo Madama. Tutti scrivono a tutti, ed i commessi hanno un bel da fare nell’aula del Senato per ricordare i destinatari.
Enrico Letta e Romano Prodi i più «messaggiati». Ogni volta che ricevevano una busta chiusa, l’aprivano, leggevano il contenuto, cercavano con gli occhi il mittente; e scattavano le smorfie. Occhi strabuzzati, per chiedere chiarimenti (e lo scrivente si rimetteva a vergare). Lieve movimento del capo in segno di assenso. Mossa del mento, in chiave interlocutoria. Così, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha condotto la trattativa per convincere Pallaro a votare a favore del governo.
A metà pomeriggio, il traffico si è intensificato. Per due motivi. Letta chiedeva notizie sullo stato di salute di Franca Rame. E sembrava che il centrodestra fosse riuscito a convincere Pallaro a non dare la fiducia a Prodi. A quel punto, lo scambio di «pizzini» è aumentato. Prodi e Letta li stracciavano regolarmente, dopo averli letti. Con un particolare. A inizio seduta ne stracciavano uno per uno. Con il passare delle ore, erano talmente tanti i messaggi che ricevevano che ne strappavano tre o quattro alla volta.
La replica di Prodi al Senato, però, oltre a dare vita al fenomeno dei «pizzini», ha anche prodotto un altro fenomeno mai visto a Palazzo Madama: la «curva sud» di ministri e sottosegretari rimasti senza posto. Durante l’intervento del presidente del Consiglio, tre ministri (De Castro, Pecoraro Scanio, Bianchi) e una quantità imprecisata di viceministri e sottosegretari (spiccava per altezza Nicola Sartor, all’Economia) si sono infilati nel corrodoio della «chiama»: quello che separa lo scranno della presidenza dal banco del governo.
E lì, in piedi, hanno ascoltato tutta la replica di Prodi. In piedi sono rimasti anche Giuliano Amato (ha ceduto il suo posto alla Turco) e Antonio Di Pietro, che si è messo a parlare a lungo con Lamberto Dini: anche lui ha trovato il posto occupato. Con uno scatto, poi, il ministro delle Infrastrutture - durante le dichiarazioni di voto - approfitta del fatto che Massimo D’Alema lascia libera la poltrona e si siede accanto al premier.
Assente dal banco del governo, il vice presidente Francesco Rutelli. Presente, invece, Tommaso Padoa-Schioppa. Per tutto l’intervento del presidente del Consiglio e durante le dichiarazioni di voto, il ministro dell’Economia ha inviato e ricevuto mail sul palmare. Poi si è alzato per andare a parlare con Carlo Azeglio Ciampi. Il «suo» governatore della Banca d’Italia. La tensione era stata superata. Il «pizzino» che annunciava il voto a favore di Pallaro era già arrivato.