Quei politici verginelle in auto blu

Maestri di morale? Ma dài, facciamo i seri. Clemente Mastella è un simpatico signore, intraprendente e intelligente: ma sono anni che naviga nel sottobosco della politica. Fu tra i primi ad agganciare il carro di De Mita, e poi fu tra i primi ad abbandonarlo; fu tra i primi a lasciare la Dc per fondare il Ccd, fu tra i primi a lasciare il Ccd per fondare l'Udr; fu tra i primi a salire sul carro di Berlusconi e poi fu il primo ad abbandonarlo per passare con la sinistra. Un uomo tutto d'un pezzo s'intende. Del suo periodo al ministero del Lavoro si ricordano nomine prestigiose: un compagno di scuola all'Inail, il segretario personale all'Inps. Ha definito la raccomandazione «un modo per riequilibrare le ingiustizie sociali», e quando lo accusarono sui giornali di farsi servire pasti a cura del catering di Montecitorio nell'appartamento privato (ma pagato dal contribuente) a due passi dal Pantheon, non trovò di meglio che rispondere: «Sono un perseguitato».
E gli altri? Suvvia. Piero Fassino è un galantuomo. Ma dovrebbe ricordare che il suo non è stato solo il partito di Berlinguer: è stato anche quello di Togliatti, e prim'ancora della questione morale e dell'Unipol, erano dei grandi sostenitori di Stalin, nonostante le purghe. Oscar Luigi Scalfaro, se non andiamo errati, ancora deve spiegare alcune cose all'Italia riguardo ai soldi che gli passavano i servizi segreti. Ed Eugenio Scalfari, già fascista, già radicale, già socialista, già demitiano, sarà pure un grande editore-giornalista, inventore del più grande partito di massa che non s'è mai presentato alle elezioni, ma siamo seri: lo prendereste come padre confessore?
Eppure ogni giorno, ormai, con la puntualità delle orazioni nei monasteri benedettini, ci sentiamo impartire lezioni di etica. È una specie di corsa a chi fa la più bella verginella del reame. Magari sono gli stessi che usano i soldi pubblici delle regioni che amministrano per assumere parenti e amici, quelli che moltiplicano segreterie e auto blu, quelli che s'inventano commissioni che non hanno senso, consulenze per le sardine e per studiare (dietro lauta ricompensa) l'esatta disposizione delle rastrelliere per biciclette in città. Che importa? Così va di moda in questa dolciastra ondata neo-moralistica che sta impiastricciando l'estate. E tanto basta per convincere navigatissimi uomini di potere e grandi frequentatori della bassa cucina politica a presentarsi come candide colombelle. Ma a chi vogliono darla a bere?
Persino Prodi, all'improvviso, ha avuto l'ardire di definirsi un baby politico. Ma come baby politico? Lui che quando io andavo all'asilo già era pappa e ciccia con la vecchia Democrazia Cristiana, lui presidente dell'Iri, ministro dell'Industria, gran sacerdote di sedute spiritiche ai tempi del sequestro Moro, fondatore di quella Nomisma che vendeva alle Ferrovie dello Stato studi (al modico prezzo di 5500 lire a parola) per dire che «il beneficio dell'alta velocità è la velocità»? Lui un baby politico? E allora Mike Bongiorno cos'è? La nuova promessa della Tv? Suvvia, cerchiamo di essere seri. Siamo alla vigilia di una difficile stagione elettorale, dall'estero ci tengono di mira, abbiamo un sacco di problemi importanti, Cina ed euro compresi. Non prendeteci in giro. Soprattutto non cercate di nascondere le legittime lotte di potere sotto la solita stantia presunzione che tutto ciò che sta a sinistra è cosa buona e giusta e tutto quello che sta dall'altra parte è malaffare. Moralità e immoralità sono perfettamente bipartisan. Nessuno può pretendere di impalcarsi e dare lezioni. Neppure se controlla qualche procura, un po' di cultura e tanti giornali.