QUEI POMPIERI IN SALSA FREUDIANA

Il pompiere in preda ai sensi di colpa e ai patimenti freudiani no, questo non ce lo dovevano fare. E invece gli sceneggiatori di Codice rosso (giovedì su Canale 5, ore 21) non si sono accontentati di tratteggiare con la dovuta e cristallina semplicità una delle figure più amate tra i rappresentanti che indossano una divisa, il pompiere appunto, coraggioso simbolo di una capacità di affrontare il pericolo e di correre in soccorso di chi ne ha bisogno (a costo spesso della propria vita) che ha avuto nella tragedia delle Torri Gemelle la sua consacrazione universale. Forse sembrava troppo semplice restituirci, attraverso una fiction, tutta l'istintiva carica di generosità legata alla figura del pompiere senza bisogno di caricarla di complicazioni e appesantimenti psicologici. Così ci stiamo cuccando da alcune settimane il povero Alessandro Gassman vittima di una perenne ombrosità legata al senso di colpa per essere stato l'unico sopravvissuto in uno sfortunato intervento di qualche anno prima nella squadra dei Vigili del Fuoco accorsa per sedare l'incendio in un reparto di bambini disabili. Ogni puntata è un immancabile stillicidio di sguardi malinconici, di smorfie di patimento, di gesti lenti e sofferti, di scontati pensieri non espressi che il pubblico indovina subito, del tipo «io non dovrei essere qui, io non dovrei essere nemmeno vivo!». Ogni settimana così ce lo dobbiamo cuccare, il povero Gassman, tra un intervento e l'altro della sua nuova squadra antincendio dei Vigili del Fuoco di Roma i cui appartenenti vengono ovviamente contagiati dalla rintronante cupezza del loro capo e finiscono per spargere pure loro una patina di noiosa malinconia su questa fiction che, forse anche per questo, non è mai riuscita per davvero a decollare. Non almeno nella misura che ci si sarebbe aspettata, perché se hanno successo televisivo i carabinieri e i poliziotti dovrebbero spopolare, a maggior ragione, i vigili del fuoco che non abusano mai del loro potere e si prodigano con scarsi mezzi e tanto sprezzo del pericolo come ogni cittadino può constatare. Che ci voleva, a regalarci un po’ di palpitazione genuina e diretta per le imprese in formato fiction dei vigili del fuoco? Se poteva esserci un'occasione in cui si sarebbe perdonata volentieri un po’ di enfasi, e persino un pizzico di inevitabile retorica, sembrava proprio questa offerta dall'attività dei pompieri e dal loro solare e istintivo altruismo. E invece no. Eccoci servito il pompiere in salsa freudiana, dibattuto e dilaniato, introverso e malmostoso, che hai sempre l'impressione possa essere adagiato da un momento all'altro sul lettino dello psicanalista al termine di ogni azione della sua squadra. Mannaggia a chi ha avuto questa bella pensata.