«In quei posti li educano con metodi terribili»

Monica Bottino

Sono solo bambini. Hanno otto, nove, dieci anni, eppure vengono denunciati, processati e condannati al carcere per aver rubato in orfanotrofio. Sì, per avere rubato cibo nelle dispense. Succede anche questo in Bielorussia. Lo racconta Pierpaolo Marconi, ex presidente del Forum per i diritti dei bambini di Cernobyl, che già da anni lotta affinché i programmi di aiuto ai piccoli bielorussi vengano realizzati con criteri di maggiore tutela per loro. «Succede, io l’ho denunciato già nel 2000 in una lettera aperta al ministro degli Affari Sociali Livia Turco, ma non sono stato ascoltato», si sfoga Marconi, che denuncia come, accanto a tante belle esperienze di accoglienza ce ne siano di terribili.
«Dobbiamo tener conto - spiega - del fatto che l’accoglienza nelle nostre famiglie per bambini che vivono tutto l’anno in un orfanotrofio è un’esperienza lacerante». In Italia i piccoli trovano un ambiente accogliente che non hanno mai conosciuto: l’amore delle famiglie ospitanti è fatto di gesti d’affetto, ma anche di cibo, abiti solo per loro, giochi, vacanze e cure individuali. «Poi ritornano negli orfanotrofi e il cibo scarseggia - dice Marconi -, e vanno nelle dispense a rubare. E finiscono in carcere anche a otto anni. Ma c’è di peggio: qualche anno fa una bimba di pochi anni dell’istituto vicino al numero 3 di Gomel, rientrata da una vacanza terapeutica, si uccise gettandosi dal tetto dell’orfanotrofio. Non è stato un caso isolato: le forme ibride di accoglienza creano nei piccoli aspettative non concretizzate e un dolore di abbandono ancora peggiore». Ma non basta. «I bambini tornano dall’Italia con giochi, vestiti e denaro - dice Marconi -. Spesso hanno in tasca più soldi di quelli che guadagna il direttore in un mese. E penso all’omicidio di un ragazzo di Gomel da parte di un suo coetaneo proprio per rubargli i soldi. Credo che sia importante a questo punto fare chiarezza sulla differenza che c’è tra adozione e vacanza. Se per questi bambini da noi non c’è futuro perché le adozioni sono chiuse, occorre allora aiutarli in Bielorussia».