Quei quattromila dirigenti pubblici che in 3 anni non hanno mai sbagliato

Nessuna segnalazione al Comitato dei garanti, che ora rischia di essere chiuso

da Milano

In tre anni neppure un errore. È il record stabilito dai dirigenti pubblici: quasi 4mila dipendenti dello Stato che, sul lavoro, non sbagliano mai. Anzi, svolgono il loro incarico alla perfezione, centrando tutti gli obiettivi. Chi doveva valutare il loro operato non ha riscontrato sbavature: non è stata segnalata un’inadempienza, nessuna sanzione. Zero.
I conti sono facili. Dal 2005 esiste un Comitato di garanti che deve esprimere un parere sui provvedimenti presi nei confronti dei dirigenti statali e sulle segnalazioni ricevute dagli organi di controllo. Ma funziona poco: perché di richieste non ne è arrivata nemmeno una. Così il Comitato, che dovrebbe valutare i brutti voti rifilati ai vertici della pubblica amministrazione, non ha valutato nulla. E ora rischia di finire nel cestino: il mandato scade a giugno e, di fronte a tanta inattività, potrebbe anche non essere rinnovato. Tutto dipende dalle decisioni del Consiglio: in marzo il Comitato dovrà inviare una relazione sul lavoro svolto e si valuterà l’utilità.
Tempo pochi mesi e il Comitato rischia di arricchire la lista degli enti inutili, suo malgrado. Come organo di garanzia, non può attivarsi se non è interpellato. C’è stata qualche richiesta dai sindacati, ma le amministrazioni non hanno avuto nulla da ridire sui loro colletti bianchi. E pensare che il Comitato è nato per tutelarli da soprusi e giudizi avventati. Il decreto legislativo parla del mancato raggiungimento degli obiettivi e dell’inosservanza delle direttive da parte del dirigente, due comportamenti che possono provocare il non rinnovo dell’incarico, la revoca o, addirittura, la fine del rapporto di lavoro. Ma prima è necessario il parere del Comitato, che deve esprimersi entro 30 giorni.
La procedura è chiara: però non c’è mai stata occasione di applicarla. E il presidente del Comitato, Fulvio Balsamo, che di lavoro è un magistrato (e presidente di sezione) della Corte dei conti, ha scritto al ministro Luigi Nicolais per fargli presente lo stato di disoccupazione permanente dell’organismo. Nicolais - spiega Alberto Stancanelli, capo di Gabinetto del ministro - ha inviato direttive per sollecitare gli enti coinvolti e ha convocato la Consulta dei direttori del personale delle amministrazioni dello Stato. Non è un problema di valutazione: è fondamentale anche stabilire obiettivi strategici. «Spesso è il dirigente stesso a fissarli e si tratta di semplici linee di attività - nota Stancanelli - ad esempio l’assunzione di dieci persone, o la pubblicazione di una circolare». E siccome la valutazione, per essere il più possibile «oggettiva» si basa sugli obiettivi raggiunti, alla fine così sono bravi tutti.
Certo che quello zero assoluto colpisce: i fannulloni, soprattutto statali, hanno conquistato le prime pagine dei giornali ma, per i vertici delle amministrazioni, tutto procede a meraviglia. Forse i dirigenti sono tutti efficienti: possibile però che, fra i loro dipendenti, non figuri neppure uno di quei fatidici fannulloni? Eppure la gestione dell’ufficio dovrebbe rientrare fra i criteri di valutazione di un funzionario. Il paradosso ha fatto sorgere dubbi al presidente Balsamo: «Se esistono fannulloni, perché il Comitato non è stato informato?». Così, «per scrupolo di coscienza», Balsamo ha avviato un’istruttoria fra le amministrazioni, per verificare che non ci siano state inadempienze. Finora le risposte sono negative, l’istruttoria scade la settimana prossima. Il Comitato aspetta. Intanto i tre anni sono quasi passati.