Quei ragazzi liberati? Niente applausi non sono eroi

(...) del centrodestra che soffocando sul nascere ogni tentativo di dissenso ancorché modesto e divertito. Modesto? Divertito? Andate a chiedere quanto si sono divertiti quei poveretti che si sono trovati con le vetrine sfondate o con le auto sfasciate perché 300 liceali giocavano a fare la rivoluzione anziché starsene in classe con gli altri 150mila studenti a imparar Platone o ragioneria? Ma va così, ci spiegano che siamo in piena dittatura. Picchiati i ragazzi che si ritrovano di sera con un bicchiere in mano alle Colonne, picchiati gli occupanti di case, picchiati e processati per direttissima i writers, picchiati e perseguitati i rom. Picchiato anche qualche poliziotto che l’altroieri è finito in ospedale con una decina di giorni di prognosi, ma questo fa parte del mestiere quindi che lo scriviamo a fare? Ieri alla notizia della scarcerazione dei due ragazzi, davanti a Palazzo di giustizia è scoppiato un applauso. Forte, convinto tributo di gloria. Per carità, giusto mandarli a casa in attesa del giudizio, la galera non è un’esperienza che si augura a un adolescente. Il giudice ha convalidato l’arresto ma ha ritenuto non necessaria ogni misura cautelare. In fondo «So’ ragazzi...» direbbe qualcuno. Ma se è giusto non infierire è sacrosanto dire che non si tratta di eroi. La sinistra solidarizza spesso a senso unico. Lo ha fatto in piazza San Babila schierandosi con gli anarchici che protestavano contro gli arresti e ieri di nuovo per bocca di Luciano Muhlbauer: «Il giudice ha fatto bene a disporre l’immediata scarcerazione dei due studenti- ha detto il capogruppo regionale di Prc - ora però liberi anche gli altri finiti in cella venerdì. Le istituzioni devono dare un serio segnale di distensione...». Vero. Un po’ di serenità non guasta. Ma Muhlbauer faccia anche opera di convinzione tra i suoi compagni che non mi sembra abbiano granché voglia di distendersi. I due giovani scarcerati ieri a botta calda hanno raccontato di aver passato davvero una brutta notte in questura ma hanno anche detto di essere pronti a nuove autogestioni e a nuove occupazioni delle scuole: «Non abbiamo fatto nulla e non abbiamo nulla di cui pentirci...». Può darsi, mi auguro per loro che sia così. Ma non me la sento di applaudire.