Quei re Mida nati nelle topaie di Chelsea

Gli eroi trasgressivi fanno sempre cassetta. L’anno scorso hanno incassato 84 milioni di dollari

Antonio Lodetti

Ottobre 1962: i Rolling Stones si chiedevano se sarebbero sopravvissuti per un’altra settimana. Senza batterista, suonavano saltuariamente al Marquee per un pubblico indifferente alla loro musica, vivevano in uno squallido buco a Chelsea difendendosi dai topi e rubando cibo dalle case dei vicini.
Dicembre 2004: gli stessi Rolling Stones, dopo decenni di successi ed eccessi, sono in testa alla classifica dei Paperoni del rock con in saccoccia, solo l’anno scorso, 84 milioni di dollari. Sempre e comunque, sono l’esempio vivente di quanto il rock sia una miscela altamente infiammabile di commercio, creatività e trasgressione. Ovvero l’artista impone i suoi atteggiamenti ribelli e allo stesso tempo si trasforma in supervenditore. È vero che gli Stones erano (sono) brutti e cattivi, che la loro musica (anche quella del nuovo cd Bigger Bang) a base di blues duro e sporco è nata «per radere al suolo le nostre città», ma è anche vero che il loro marchio è un investimento sicuro al cento per cento. Gli incassi dei loro tour sono sempre sul bello stabile; dal ’69 (quando per primi profanarono i grandi stadi suonando al Madison Square Garden) una cavalcata fino a 40 Licks del 2002-’03 che ha fruttato 300 milioni, più o meno come i precedenti Voodoo Lounge e Bridges To Babylon. Per il loro tour americano sono già stati venduti quasi mezzo milione di biglietti; con le date nel resto del mondo e in Europa (nel 2006) si punta al record. Quattro società lavorano a tempo pieno per la band. La Volkswagen (nel ’95 ha messo in vendita tre modelli di Golf «Rolling Stones Collection») e lo stilista Tommy Hilfiger fanno a gara per sponsorizzarli. La Microsoft ha sganciato 4 milioni di dollari per utilizzare come colonna sonora Start Me Up (e la Apple per non essere da meno ha preso She’s A Rainbow), mentre i Cristianodemocratici tedeschi utilizzano Angie (suscitando l’ira di Jagger) come inno della loro campagna elettorale. Gioventù e ribellione? Una grande leggenda e una vecchia menzogna, è stato scritto. Ma basta ascoltare questi vecchietti terribili intonare il blues che evoca Muddy Waters e Howlin’ Wolf per perdonare loro qualsiasi cosa.