Quei Reverberi di sfortuna

Lo porta ben visibile al collo: un amuleto d'oro. Per Roberto Reverberi, giovane diesse della CSF, figlio del celeberrimo «Zio» Reverberi, sarebbe un portafortuna atomico. I primi risultati sono abbastanza interlocutori: da quando lo esibisce pubblicamente, all'interno della sua squadra si registra un olocausto. Domenica l'ottimo Savini vola dritto sotto un ponte a bordo strada: quando lo estraggono dalla fogna, è buono solo per il pronto soccorso. Per fortuna - e non è merito del talismano - lunedì è giorno di riposo: i danni sono limitati a un paio di cadute dal letto del massaggiatore. Si ricomincia martedì con la crono: Sella vola fuori da una rotonda. Mercoledì: Sella si presenta al via di Urbino ricucito come una pancetta coppata. Reverberi junior però si dice fiducioso. Indicando il talismano, dichiara: «Con questo, spazziamo via tutto». Pochi chilometri: Sella vola nel bosco all'uscita da una curva. Quando lo recuperano, sembra estratto dalle macerie del Vajont. Poco oltre, il magnifico epilogo: Baliani, pronto per la volata, cade a 500 metri dal traguardo, centrando l'unico cubetto di porfido che si smuove dal fondo stradale dopo secoli di permanenza. Quando Reverberi si presenta in albergo con il suo talismano, lo trova deserto. Un gatto nero, fuggendo frettolosamente, si tocca gli zebedei.