Quei santerellini della Quercia ora senza aureola

Ruggero Guarini

Da alcuni giorni la loro battuta preferita è «basta veleni». Con le faccine atteggiate alla deprecazione e allo sdegno non fanno che farfugliare «basta veleni». Corrugano la fronte, aggrottano le sopracciglia, scuotono il capo pensosi e dicono «basta veleni».
Proprio loro che in tutta la vita non hanno fatto mai quasi altro che accoppare avversari, o tentare di accopparli, fabbricando e spargendo veleni sul loro conto, ora che qualche schizzo di cianuro, sfuggito per giunta al controllo di qualche loro compare, a fini di amichevole ricatto o fraterna intimidazione, è finito sui loro vestitini, ebbene, soltanto ora strabuzzano gli occhi sdegnati e dicono «basta veleni».
Proprio loro che in passato, fino a ieri o all’altro ieri, ogni volta che vedevano spuntare all’orizzonte un avversario insensibile al loro fascino intellettuale e morale, o, peggio ancora, del tutto incapace di apprezzare il loro magistero etico-politico, e per ciò stesso non solo deciso a fare a meno di loro ma anche pronto all’occorrenza a smascherarli e a sfotterli, tentavano sempre, e spesso ci riuscivano, di liquidarlo schizzandogli subito addosso raffiche di veleno in tutte le possibili combinazioni chimiche (veleno e insulti, veleno e menzogne, veleno e monetine, veleno e ostracismi, veleno e persecuzioni mediatico-giudiziarie) – dunque soltanto adesso che qualche spruzzo di quel pregiatissimo fiele è finito sulle loro facce, tentennando i loro capini sbigottiti si sono messi a belare, crucciati e supplici, «basta veleni».
Lo spettacolino è molto interessante giacché se ne deduce che hanno ormai paura che la loro vittoria non sia poi così sicura come avevano creduto. E che anzi hanno già incominciato a schiattare di rabbia come se la loro sconfitta fosse già avvenuta. E soprattutto che hanno scoperto qualcosa che ai loro occhi si presenta come una novità assolutamente intollerabile. Hanno scoperto, cioè, che anche se questa partita elettorale dovesse concludersi a loro vantaggio, d’ora in avanti per loro niente più sarà come prima. Mai più potranno sfoggiare, come hanno fatto per tutta la vita, il volto e i modi di chi pretende di essere la crême intellettuale e morale della nazione. «La coscienza morale del Paese siamo noi!» dicevano i loro occhioni pieni di orgoglio e di bile.
Questo orgoglio e questa bile si erano manifestati ultimamente nella forma di un vero e proprio Culto della Vergogna. Ovviamente non di quella che avrebbero dovuto provare per loro stessi e i loro ripetuti, fragorosi fallimenti storici, ma di quella che gli piacerebbe tanto, se potessero, far provare a chiunque osasse sottrarsi alla loro tutela ideale. Nella nostra storia recente ci sono stati momenti nei quali poté sembrare evidente che a placare questa loro insaziabile fame dell’altrui vergogna non sarebbe bastato neanche lo spettacolo di tutto un popolo, o magari dell’intera specie umana, in balìa di un’eterna, continua, incessante vergogna. Ma ora che un po’ di vergogna sono stati costretti a provarla per un momento anche loro, hanno finalmente capito che hanno perduto per sempre il principale dei loro sacri attributi.
Hanno perduto l’aura, anzi l’aureola. Vale a dire, né più né meno, la loro identità. Giacché che cosa resta a un comunista se gli togliete l’aura, anzi l’aureola?
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