Quei sindacati che fanno guerra ai militari

Militari che scendono in strada applauditi dai cittadini e sindacati di Polizia che si mostrano subito un po' allergici al grigioverde. Sarà mica il timore per un po'di sana concorrenza che, di solito, nel libero mercato, sprona al miglioramento del prodotto? Sarà mica che, si fa per dire, chiamando ora una pattuglia «mista» per gli schiamazzatori notturni o gli spacciatori sotto casa, questa rischia di arrivarti lì in pochi minuti? Ci sarà mica il caso che, per non sfigurare accanto a questi bei soldatini tirati a lucido, sbarbati e con il basco a posto, anche le forze dell'Ordine si mettano finalmente il copricapo anziché tenerlo in saccoccia come uno straccio? O che magari, si fa sempre per dire, possa capitare che qualche poliziotto torni a non fumare durante il servizio, a «battere» la zona a piedi, giorno e notte, guardando a destra e manca, identificando persone o aprendo borse, come non si vedeva fare da un pezzo? Se poi, sempre per ipotesi intendiamoci, capitasse di cogliere fra le forze dell'Ordine in servizio discorsi diversi da quelli sindacali, o diversi dalle chilometriche conversazioni al cellulare dove sorrisi e ammiccamenti ti fanno pensare che l'interlocutore non deve certo essere il commissario e neppure il collega in pattuglia nella zona vicina, questa operazione «Strade sicure» potrebbe rivelarsi una rivoluzione copernicana, un eclatante confronto fra prestazioni offerte nel mercato della «sicurezza». Mercato ormai segnato da una certa stanchezza, o forse malato di iperprotezione sindacale. Forse l'entusiasmo dei milanesi alla vista dei militari è la speranza di una ritrovata grinta, di un rinnovato entusiasmo nel pattugliare il territorio e colpire il crimine. Giorno e notte, manganello in mano, uniforme a posto e correndo subito quando si è chiamati. Ma è chiaro, si fa solo per dire.