Quei soldi finti che ingannarono il mondo

«Il falsario» racconta come si stampava il denaro in un campo di concentramento

La falsificazione di sterline e dollari durante la seconda guerra mondiale, per destabilizzare le economie della Gran Bretagna e degli Stati Uniti, venne raccontata dallo storico Walter Hagen nel libro Operazione Bernhard. Reale, l'episodio aveva già ispirato il film Operazione Cicero di Joseph Mankiewicz, tratto dall'omonimo libro autobiografico della spia L. C. Moyzisch. Fu poi Jean Giono a dirigere Cresus. Sull'uso bellico di scassinatori, oltre che di falsari, s'occupò infine il cinema inglese: Terence Young girò su Eddie Chapman (Christopher Plummer) Agli ordini del Führer e al servizio di sua maestà (1967).
Il cinema non s'era però occupato di chi il denaro falso lo stampava: detenuti, comuni e politici, del campo di concentramento tedesco di Sachsenhausen. Di loro ora racconta Il falsario dell'austriaco Stefan Ruzowitzky, tratto dall'autobiografico libro del tuttora vivente Adolf Burger, L'officina del diavolo, e presentato in concorso all'ultimo Festival di Berlino. Il film, dove Burger è interpretato da August Diehl, ha come protagonista Karl Markovics della serie tv Rex; attorno a lui, che ha il ruolo dell'ebreo Salomon Sorowitsch, miglior falsario di Berlino 1923 e 1932, si formerà il gruppo coatto - o contraffare o morire - che ingannerà fino al 1945 perfino la Banca d'Inghilterra. Ma le loro banconote non cambieranno l'esito della guerra…
Miscela di film giallo e film concentrazionario, Il falsario schiera attori bravi, con facce tanto verosimile da sembrare vere, e vanta una notevole aderenza storica. Tanta tristezza, nessuna retorica e il finale ironico ne fanno uno dei rari film da festival vedibili.

IL FALSARIO di Stefan Ruzowitsky (Austria/Germania, 2006), con Karl Markowics, August Diehl, 98 minuti