«Quei soldi non erano tangenti ma servivano a comprare una televisione a Verona»

Interrogatori in parallelo e risposte in parallelo per Pier Gianni Prosperini, ex assessore regionale allo Sport, e il patron di Odeon Tv Raimondo Lagostena, arrestati martedì scorso per truffa e corruzione. Ieri entrambi si sono trovati faccia a faccia con il giudice Andrea Ghinetti, il magistrato che - dopo una riflessine durata cinque mesi - li ha spediti in carcere accogliendo la richiesta della Procura. Ed entrambi hanno dato una versione analoga - se non identica - dei 230mila euro passati dal Lagostena a Prosperini nel 2008, e che costituiscono la pietra angolare del mandato di cattura.
Entrambi ammettono il passaggio di denaro Lugano su Lugano, dal conto di Lagostena alla Bsi a quello di Prosperini (nome in codice «Kenena») all’Ubs. Ma negano che si sia trattato di una tangente. Non fu, dicono, una mazzetta per garantire a Lagostena gli appalti per gli spazi tv per la promozione del turismo in Lombardia, un business da sette milioni di euro. E allora, di cosa si trattò?
Nelle loro dichiarazioni alla stampa all’uscita dal carcere, i difensori di Prosperini e Lagostena non si addentrano in particolari. L’avvocato di Prosperini, Ettore Traini, spiega che è meglio attendere la valutazione dell’interrogatorio da parte della Procura. Quello di Lagostena, Jacopo Pensa, si spinge appena un po’ più in là, parla di «ragioni commerciali» che fornirebbero una spiegazione lecita del passaggio di denaro. Ma secondo alcune indiscrezioni, Lagostena sarebbe tornato a fornire del pagamento a Prosperini la stessa versione fornita in una breve memoria il mese scorso, dopo che i suoi uffici erano stati perquisiti. Il pagamento sarebbe collegato all’acquisto da parte di Odeon dell’emittente Televerona, un affare cui sarebbe stato in qualche modo interessato anche Prosperini. La spiegazione venne giudicata inverosimile dagli inquirenti, e la richiesta di arresti fece il suo corso. Ma ora, dal carcere, Lagostena e Prosperini insistono: andò proprio così.