«Quei sorrisi un’offesa per chi lavora sul serio»

nostro inviato a Porto Marghera (Venezia)
Detto dai pochi veneti che ancora ci lavorano, «sono dei mona». Detto dai più numerosi napoletani emigrati, «’na chiavica». Sono le quattro del pomeriggio davanti ai cancelli della Fincantieri, quattromila operai che fabbricano transatlantici e sono «cugini di Alitalia», come dice uno di loro: «Alla fine, il nostro padrone è lo Stato». E secondo le migliori tradizioni, tra parenti non corre buon sangue. «Quelli guadagnano un sacco di soldi ma se ne fregano, è rimasta proprio un’azienda statale, se ne stanno in malattia, non vogliono far niente, volano in cinque su aerei dove in altri Paesi ne vedi tre. Sa, io ho viaggiato».
Il turno è finito a Porto Marghera, escono a gruppetti, la maggioranza sono stranieri (soprattutto albanesi, slavi, cingalesi), se ne vanno in bicicletta oppure corrono a prendere i bus che li porteranno nelle periferie popolari che cingono la Serenissima. In fabbrica si è parlato poco di Alitalia, i sindacalisti della Cgil hanno letto un promemoria in mensa, chi c’era adesso sa che «la Cgil ha fatto bene a rifiutare, l’offerta era sfavorevole ai lavoratori e tutta sbilanciata verso gli imprenditori amici di Berlusconi», oppure che «il governo ha affondato l’accordo perché l’Alitalia fallita costerà molto meno».
E i piloti strapagati che scioperano? L’esultanza per la rottura delle trattative? «Questo è un altro discorso». «Una presa in giro», «una vergogna», «uno schifo», «un’offesa per chi lavora veramente», «un errore», «spettacolo fastidioso»: il grosso dei lavoratori, la cosiddetta «base», che ammette tranquillamente di non avere la tessera del sindacato «perché quelli si fanno soltanto i cazzi loro», è un esempio di pensiero unico e multiforme. Ma la rabbia per i privilegi si mescola alla rassegnazione che finirà «come tutte le cose statali»: cioè pagherà Pantalone.
«Ho visto al telegiornale che festeggiavano - dice uno - per me è sbagliatissimo. Quelli non tengono famiglia? Meglio un accordo a metà che finire in mezzo a una strada». «Ma quelli mica finiscono male - ribatte un amico - se fossero con l’acqua alla gola non tirerebbero la corda. Il sindacato fa quello che gli dice il lavoratore, e all’Alitalia sanno che possono tener duro, con tutti i privilegi che hanno». «I piloti prendono 200mila euro l’anno, te lo dico io». «A “Porta a porta” hanno detto che le navette per i piloti stanchi dopo il volo costano sei milioni l’anno». «Davvero? Neanch’io rinuncerei». «E pensare la fatica che faccio a pagare l’abbonamento dell’Actv». «Si mettessero una mano sul cuore invece che sul portafoglio, magari prenderanno 2.500 euro invece di 4.000 ma almeno restano i posti di lavoro». «Ho sentito che hanno messo manager che avevano fatto i buchi alle Ferrovie: ci vuole una bella clausola sui contratti, niente soldi a chi non porta risultati». «Bisogna tagliare gli stipendi dei piloti e anche quelli dei calciatori, c’è troppa differenza con la gente che lavora sul serio».
Ma ce n’è anche per i sindacati. «Fanno i loro interessi, non quelli dei lavoratori». «No, quelli del padrone, garantito al 100 per cento». «Magnano tutti». «Tirano sempre l’acqua al loro mulino». «Ma che accordo volevano fare con nove sigle diverse?». «Lunedì anche qui in Fincantieri comincia la trattativa per il contratto interno ma i nostri sindacati sono divisi, non so come finirà». «Ormai fanno solo politica, non gli interessava salvare l’azienda». «Almeno con l’accordo si poteva lavorare, adesso che si fa?». E via a prendere il bus.