Quei tentati assalti ai «grandi vecchi» del web

da Milano

«Solo il paranoico sopravvive». Il copyright, che è anche il titolo della sua autobiografia, è di un manager che di tecnologia se ne intende. Andrew Grove, tra i fondatori di Intel, il supergigante mondiale dei microprocessori. E non si può dire che il mondo dell’hi-tech della Silicon Valley e dintorni non ne abbia fatto tesoro. Basta vedere le battaglie combattute a suon di innovazioni, acquisizioni e fusioni tra tutte le principali aziende del settore.
L’ultima guerra è quella per la conquista del ricchissimo settore della pubblicità in rete tra Google e Microsoft. Da un lato Sergey Brin e Larry Page, ex ragazzi prodigio della rete. Ossia i fondatori di Google nonché supermiliardari con tanto non solo di jet ma anche di aeroporto privato nei pressi di Mountain View. Dall’altro Bill Gates, ormai dedito alla beneficenza che tramite il suo luogotenente Steve Ballmer voleva prendere la scorciatoia offrendo ben 44 miliardi di dollari per acquistare il secondo motore di ricerca del web. Yahoo, si sa, non ha gradito anche se una fusione non è ancora esclusa. Tra i due contendenti però le ripicche sono molteplici, con Google che punta direttamente al cuore di Microsoft mettendo in rete programmi gratuiti che vorrebbero sostituire non solo il browser ma anche Windows Office. Ecco perchè Microsoft non è assolutamente intenzionata ad abbassare la guardia.
E che dire della musica online. Sony ha dormito sonni tranquilli sul supermarchio Walkman, sinonimo di musica da passeggio degli anni ’80. Ma negli Usa c’era Jobs in cerca di un’idea per rilanciare la sua Apple. Oltre ai computer ecco arrivare l’iPod. L’apparecchio ha forme, colori e prezzi diversi ma la musica si scarica dalla rete da un sito creato da Apple: iTunes. Il successo è evidente e il fatturato della musica on line si aggira oggi intorno ai 3 miliardi di dollari. Eppure l’idea di Jobs non era neppure originalissima. L’intuizione che la musica potesse «circolare» in rete l’aveva avuta il giovane Shawn Fanning che nel 1999 fondò Napster. Peccato che non aveva stretto contratti con le major del disco che vinsero uno storico processo. Napster chiuse nel 2001, l’anno della nascita di iTunes. Ma dietro l’angolo c’è sempre qualche manager paranoico in agguato. Il business della musica online era sfuggito ai cellulari della Nokia di Jorma Ollilla che, all’epoca, aveva puntato molto sui giochi con la N’Gage, ma non sfuggirà a quella di Olli-Pekka Kallasvuo. L’ad finlandese ha ripreso il concetto di musica gratis stringendo però opportuni accordi con le grandi major. \