Quei ticinesi che varcarono i confini della Scapigliatura

Alla pinacoteca «Giovanni Zust» opere di Feragutti Visconti, Sacchi, Rossi, Franzoni «dialogano» con quelle dei lombardi del secondo ’800

Mai come nella seconda metà dell’Ottocento Canton Ticino e Lombardia furono così vicini. Fu quello il periodo in cui una profonda convergenza culturale animò il panorama artistico delle due regioni. Mentre Milano diveniva capitale di quel fenomeno d’arte, costume e vita sociale che fu la «Scapigliatura», in Canton Ticino una generazione di artisti sintonizzava la propria ricerca sulle medesime posizioni innovatrici e anticonformiste.
Il complesso clima storico e artistico dell’epoca viene proposto al pubblico, fino al 3 dicembre, nella mostra «Il segno della Scapigliatura. Rinnovamento delle arti tra il Canton Ticino e la Lombardia nel secondo Ottocento» (a cura di Mariangela Agliati Ruggia e Sergio Rebora), presso la Pinacoteca cantonale Giovanni Zust di Rancate (Mendrisio). Cento opere di grandissimi artisti, tra dipinti e sculture, rievocano la ricerca degli scapigliati: presenti lavori dei pittori Tranquillo Cremona, Daniele Ranzoni, Federico Faruffini, degli scultori Giuseppe Grandi, Paul Troubetzkoy, Medardo Rosso. Ad essi si affiancano dipinti di Mosè Bianchi, Giuseppe Bertini, Giovanni Segantini e altri. Assieme a queste eccezionali personalità è esposta anche la produzione dei pittori ticinesi Adolfo Feragutti Visconti, Luigi Sacchi, Luigi Rossi e Filippo Franzoni, autori sensibili e attenti alla rivoluzione della Scapigliatura.
L’intensa partecipazione umana, sensuale o languida, altrimenti vivace o vibrante, connota le opere degli scapigliati, forgiando un linguaggio formale nuovo e dai tratti stilistici inconfondibili: le immagini paiono sfumate, come immerse in un pulviscolo luminoso in cui figure e atmosfera sembrano fondersi pur senza mai dissolversi. Sono queste le caratteristiche di una pittura e di una scultura lontane dalle accademie, a tratti volte alle più aggiornate problematiche artistiche europee, concentrate a quel tempo a Parigi. La mostra, che raccoglie opere provenienti da numerose collezioni pubbliche e private, vuole dare spazio, oltre che ai lavori più noti, anche ad una produzione solitamente non presente nelle rassegne, in qualche caso addirittura ancora del tutto inedita.