Quei Tir nemici, moderni Satana che insidiano la fatica del pellegrino

Il vescovo Sigerico era un tipo zelante, tenace e preciso. Così preciso da annotare i suoi passi e le gocce di felice fatica che quel cammino gli procurava. Verso la fine del X secolo, molto per fede e necessità - a Roma doveva essere consacrato arcivescovo - e un po’ per umano timore (l’ossessione del «Mille e non più mille») si era messo in viaggio dalla sua Canterbury verso il sepolcro di Pietro. Al ritorno scrisse su una pergamena tutti i luoghi in cui aveva pernottato e da quel diario accurato nacque la filigrana della via Francigena, uno dei grandi «assi» del pellegrinaggio cristiano.
Fabrizio Ardito, giornalista e fotografo, la parte italiana di quel viaggio l’ha ripercorsa a piedi, in 33 tappe giornaliere, dal valico del Gran San Bernardo, a 2473 metri di altezza, a piazza San Pietro a Roma. E alla fine ha condensato questa sua esperienza in un libro, Lungo la Francigena (Touring Club Italiano, pagg. 176, euro 14). Passo dopo passo Ardito - autore anche di libri dedicati all’escursionismo e alla speleologia - ha affrontato questa fatica da persona «assolutamente normale», in grado di fare 4-5 chilometri all’ora e con tappe, in media, di 25-30 chilometri al giorno. «Camminare - scrive nell’introduzione - è certo fatica e, a volte, anche sofferenza. Ma questa fatica si rivela una sorta di scatola magica che contiene doni e sorprese insperate».
Nella «scatola» ci sono ovviamente tanti personaggi: frati, preti, contadini, bibliotecari, osti, traghettatori fuori dal tempo, estemporanei compagni di viaggio e qualche buon samaritano improvvisato. Mentre il cammino si srotola in un caleidoscopio di segmenti, da luoghi dalla bellezza incontaminata ai mari bigi di capannoni industriali, dalle piacevoli passeggiate valdostane ai lunghi tratti senza fascino fra strade asfaltate e pericolose («macchine e Tir sono i veri nemici del pellegrino moderno, come le molteplici apparizioni di Satana lo erano nel Medioevo»). Alla fine del cammino, e del libro, la fatica di Ardito si rivela per quella che è: il desiderio di passare «il testimone» al lettore, perché provi anch’egli «a farne una tappa, un pezzo, tutta la sua grande lunghezza».
Un lettore che deve essere tenace come Sigerico, perché la via Francigena è un luogo della mente e dello spirito, ma le gocce di felice fatica vengono dai passi. Da tantissimi passi.