"Quei versi dolorosi sono la sua ultima confidenza"

L’amico e curatore del libro, Stefano verdino, racconta i rimpianti e le speranze di un uomo

Stefano Verdino, italianista e grande esperto di poesia, è stato fra le persone più vicine a Mario Luzi nei suoi ultimi anni di vita. Come confidente ed amico, spesso si è occupato personalmente di trascrivere in forma definitiva i versi che il poeta prima vergava a mano, solitamente su delle agende, e poi batteva con una vecchia macchina per scrivere anni Quaranta.
E Verdino è anche il curatore di Lasciami, non trattenermi. Poesie ultime (Garzanti, pagg. 154, euro 19) il libro postumo che raccoglie tutte le poesie che il grande maestro dell’ermetismo fiorentino ha partorito tra il 2002 e il 2005, l’anno della sua morte.
Una raccolta eccezionale che ci consegna degli splendidi inediti, mai pubblicati anche se già «approvati» da Luzi. Sono inediti che raccontano molto delle ultime riflessioni, dei rimpianti e delle tensioni mistiche del grande poeta dell’indefinibile. Componimenti-testamento, dunque, in molti casi esplicitamente pensati guardando al «dopo». Cesellati di sentimento e riflessione per lasciare una traccia, un messaggio o addirittura una confessione.
Per dar corpo al desiderio inciso in una manciata di versi: «Mi renderò concime / per altre fioriture, / esse / si apriranno / all’aria, e alla mano dell’uomo che le tocca». Il desiderio di lasciare testimonianza sino all’ultimo, di sperare nel trascendente, ma anche nella propria poesia.
Professor Verdino, ci parli delle poesie inserite in questa raccolta... Con quali criteri sono state raggruppate e scelte?
«Sono opere a diversi stadi di composizione, alcune autografe, altre battute a macchina da Luzi, altre ancora già trasferite in formato elettronico... Nell’insieme non erano un testo organico, non erano state pensate così, ma sono comunque caratterizzate da un filo rosso che le lega, quello delle riflessioni ultime di Luzi, del suo modo di ripensare alla sua vita... E sono comunque poesie che l’autore considerava complete».
Quali sono le peculiarità di questi versi, le caratteristiche che li differenziano dalla precedente produzione poetica di Luzi?
«La cosa più inattesa, più stupefacente è Infra-Parlata affabulatoria di un fedele all’infelicità che apre il volume. È una poesia molto intima. Luzi non aveva mai manifestato in maniera così diretta questi temi... Il rapporto con la moglie Elena Monaci, il dolore del distacco, la complessità dei sentimenti... Me la mostrò in una delle mie visite ai primi di gennaio del 2003... Io trascrissi l’autografo, il testo era definitivo, completo. Ma lui la voleva postuma, non voleva pubblicarla in vita e affidò sia l’autografo, sia la mia stesura al figlio Gianni».
Una poesia confessione...
«La scrisse repentinamente tra Natale 2002 e Capodanno 2003, di getto, dopo aver fatto visita alla moglie (vivevano in due case separate, ndr). Era addolorato per la situazione di solitudine di lei, per la sua vecchiaia desolata... Era un modo per dar corpo al suo dolore, al rimpianto, anche al senso di colpa... ».
Successivamente, avete mai più parlato della questione? Del fallimento di un matrimonio che, da cristiano, Luzi non è comunque riuscito a sciogliere?
«No, Luzi non me ne parlò più... Non credo sentisse il bisogno di fare altre confidenze... I versi erano la sua confidenza...».
Il volume si apre quindi con un addolorato «mea culpa». Ma da lì si delinea un percorso?
«Sì. È un percorso che parte da questo profondo risvolto umano che ci racconta la fragilità dell’uomo, esprimendola con notevole sincerità, per giungere ad altre liriche caratterizzate da un sentimento di accettazione del mondo e di remissione alle forze della natura e dello spirito che travalicano il destino dei singoli. L’ultima poesia Lasciami, non trattenermi è caratterizzata proprio da questa atmosfera di accettazione, di ritorno alla serenità... Come ho detto all’inizio non è un percorso voluto, creato... È dettato dalla cronologia dei testi, dal percorso interiore che Luzi ha compiuto prima di morire».
La forte dimensione religiosa che è tipica di Luzi, quindi, in queste poesie è declinata in una maniera nuova...
«In queste liriche c’è molta attenzione al rapporto tra la varietà degli eventi e la fiducia nell’Essere. Per certi aspetti la dimensione religiosa assume quasi un carattere panteistico. Ci sono poesie in cui l’Essere stesso si manifesta attraverso le cose. Poi uno degli altri temi che torna con frequenza è quello della preghiera. È costantemente presente. E poi c’è il silenzio. Invocato e ascoltato».