Quei volti inquieti

È giunta a Lodi la mia mostra dal titolo felice che in un percorso di taglio concorde io ho concepito negli ultimi anni. Intendo con taglio concorde mostre con diversi quadri che inseguono però uno stesso obiettivo, e cioè «La ricerca dell’identità».
Il titolo deriva da una mostra che io feci a Cagliari, e che poi ha girato diverse città d’Italia, fra cui Palermo, e che in un’edizione successiva con altri quadri è stato trasformato in «Il ritratto interiore» ad Aosta. In un’ulteriore edizione, quest’ultima che è stata inaugurata ieri alla Banca Popolare di Lodi, il titolo è diventato «L’Inquietudine del volto, da Lotto a Freud da Tiziano a De Chirico».
Io ho iniziato nella ritrattistica non ufficiale, che individua l’anima, la sensibilità, la fragilità di persone invece che il potere dei personaggi. Un percorso che vede in Lorenzo Lotto il suo campione iniziale, il pittore che più di ogni altro sembra avere prefigurato l’indagine freudiana. Con questo pittore inizia la mostra di Lodi, voluta dalla Provincia nella sede della Banca Popolare. Lorenzo Lotto per l’appunto, pittore veneto che indicò la sua malinconia con una formula di grande effetto, di grande efficacia: «solo senza fidel governo et molto inquieto della mente».
Uno dei suoi personaggi, un ritratto d’uomo degli anni cinquanta del Cinquecento apre la mostra di Lodi, la quale insegue tante inquietudini, fino a quelle di Fausto Pirandello, il figlio del grande drammaturgo che ha rappresentato molto spesso volti di bambini con una malinconia, con uno sguardo perduto, come di chi non ha a chi affidarsi.
Ecco, questo tipo di ritratto, nel corso di quattro secoli, è come una via carsica, un territorio della coscienza rispetto alla ritrattistica del potere che in quegli stessi anni, dal Cinquecento in avanti, è testimoniata da Tiziano, da Velázquez, da Rubens. Andare, invece, a cercare quei maestri che hanno insistentemente voluto dipingere la fragilità e la debolezza dell’uomo: questo il tema della mostra «L’Inquietudine del volto».