Quel 90º minuto che non c’è più

Paola Balsomini

Ha raccontato la storia del calcio, ha scoperto la moviola e ha provato ad adeguarsi ai tempi. Ma non ce l’ha fatta e dopo anni di commenti e telecronache, «Novantesimo Minuto», celebre trasmissione Rai, va in pensione a causa il passaggio dei diritti tv a Mediaset. Ma non tramontano i volti di chi per decenni ha portato nelle case degli italiani gli scudetti gloriosi della Juventus, l’indimenticabile irruzione all’Olimpico da parte delle Forze dell’Ordine per le scommesse clandestine, gol e sussulti, magari proprio al novantesimo. E mai nessuno dimenticherà i genovesi che hanno fatto la storia della tv trasmettendo gioie e sussulti di un pallone. Perchè la trasmissione della Rai ha sempre avuto tanto di genovese: la Liguria aveva «acquisto» Paolo Valenti, re dei conduttori per eccellenza, ha adottato Gianni Vasino, per 23 anni commentatore delle partite più importanti della domenica ma tifosissimo della Spal. Proprio Vasino aveva raccolto l'eredità di Giorgio Bubba, altro volto storico di Rai3 e ancora Alfredo Liguori, altra colonna del telegiornale regionale. La gente ricorda soprattutto loro, perchè all’epoca il calcio si giocava solo la domenica, rigorosamente alle 15. Niente anticipi, posticipi, turni infrasettimanali. Se ne va «Novantesimo Minuto» ma forse è giusto così «Perchè è finito il modo di fare televisione - racconta Gianni Vasino, ora a Telenord - Era la trasmissione che ti faceva vedere le immagini che non erano ancora state viste, non facevamo i tecnici, facevamo i giornalisti e Valenti ci insegnava a raccontare una partita in poche righe. Per tutta la settimana studiavamo il servizio e poi alla domenica era difficile sbagliare». Parli con la gente, i volti si sovrappongono ma tutti ricordano il celebre conduttore: «Era piacevole stare con lui e il resto aveva poca importanza. Ti dava consigli e suggerimenti poi quello che facevi andava sempre bene. Una volta Tonino Carino da Ascoli aveva raccontato una partita che non aveva visto, ma non è stato un problema». Il ricordo più bello?: «Il giro di campo per il decimo scudetto del Milan, Baresi mi faceva lo sgambetto e Gullit mi teneva fermo tirandomi per la radio portatile». L’aneddoto?: «Mi versarono addosso mezza bottiglia di champagne. Fuori dallo spogliatoio incontrai Silvio Berlusconi e gli dissi che che gli avrei mandato il conto della tintoria. Lui mi rispose di mandargli le mie misure che mi avrebbe spedito un vestito nuovo». I maestri: «Cesare Viazzi e Nino Giordano ci insegnarono tanto. Poi un giorno Bubba mi disse di andare a Milano. Ci sono stato 23 anni».
E così tutti gli altri genovesi che per anni hanno fatto vivere all’Italia le emozioni del mondo del pallone.