Quel balletto salva spesa

È iniziato il balletto della legge Finanziaria e fino a dicembre conti e misure fiscali cambieranno mille volte. Nulla di nuovo. È un vecchio gioco voluto dall’allora Pci per tenere a bada leggi e scelte di spesa dei governi democristiani. Il suo passaggio parlamentare è geneticamente studiato per mettere in difficoltà l’esecutivo. Immaginatevi poi se chi governa, come avviene oggi clamorosamente, non ha le idee chiare su come agire. Alcune considerazioni generali si possono però fare preventivamente. E ci aiutano a capire i diversi passaggi che ispireranno la Finanziaria.
1. La filosofia di fondo della politica economica del governo Prodi è «l’inclusività», tenere tutto e tutti insieme. Il governo ha sostituito il «come dire» della Melandri con la muffosa lotta ai privilegi della «casta» e l’elegante panzana del «liberismo di sinistra». Tutti dentro. Un bel caravan serraglio, in cui non si ha il coraggio di una scelta, ma si solletica l’umore della piazza. La schiena della Finanziaria è sempre un po’ stortignaccola, è nel suo Dna. Quella che ci attende sarà storpia. Non si tagliano le imposte, anzi un pochino sì, ma a pagare saranno gli enti locali che a loro volta si rifaranno sui contribuenti. Non si tagliano le spese, ma si combatte coraggiosamente il privilegio minimo degli ultimi. Tanto e solo per fare bella figura. Non si sconfessa la promessa di rigore brussellese, eppure si peggiorano i saldi dei conti pubblici.
2. La concertazione diventa sistema di governo dell’economia. Si sposta dal campo originario del mercato del lavoro, alla contrattazione dei principi. L’età pensionabile diventa materia di legge Finanziaria così come l’irrigidimento dei rapporti di lavoro flessibili e a termine. La concertazione associata alla Finanziaria porta allo scoperto il ruolo fondante degli interessi bene organizzati (ma con quale reale rappresentatività?) di sindacati e Confindustria. Ma non solo. Le scelte strategiche del futuro economico del Paese si possono prendere solo adeguandosi alla concertazione di secondo livello: i comitati contro l’alta velocità o i sindaci contro le centrali elettriche. Insomma la politica, la scelta di parte va sott’acqua.
3. Il mito della Bestia è immortale. La politica si autocensura sulle scelte di parte, ma si difende esaltando il ruolo centrale dello Stato e della sua spesa. La spesa pubblica si combatte solo nella misura del suo spreco e non già per la dimensione ormai illiberale. Il principio che la spesa pubblica sia cosa buona e giusta resta sacro, inattaccabile. L’«Elogio delle tasse» ne è dunque una conseguenza diretta.
Tutti «inclusi», tutto concertato e con una spesa pubblica in crescita e ipocritamente sempre e comunque rivolta al bene collettivo. La Finanziaria (si accettano scommesse) sarà di sviluppo e di rigore. Come sempre. Mentre in tutta Europa scelgono e fanno politica, in Italia ci scopriamo «liberisti di sinistra». Ma va là.