«Quel bando di Bersani non sana nulla»

E’ la prima volta che Stanley, attraverso il suo chairman e ad John Whittaker, rilascia direttamente un’intervista a un media italiano. Eccone il resoconto.
Stanley ritiene di agire legalmente in Italia?
«Ho già avuto occasione di sottolineare che Stanley si è costantemente mossa in un ambito strettamente legale. Vorrei ricordare, a questo proposito, l'insegnamento di un padre del diritto, Rudolf von Jhering: “Agire a tutela del proprio diritto è un dovere prima che una facoltà. Solo così si realizza pienamente il diritto di tutti.” Consideri il caso Superenalotto: l'azione di Stanley, a tutela del proprio diritto, ha ripristinato uno status legale. Lo stesso posso affermare delle azioni intraprese presso la Corte di Giustizia: anche in questi casi l'esito è a beneficio anche di Stanley ma soprattutto contribuisce a rifondare l'ambito legale al cui interno intendiamo operare».
Conferma la volontà di bloccare lo sviluppo di nuovi ctd in attesa della gara per il Superenalotto?
«Lo sviluppo di nuovi ctd è al momento congelato. Ma questo non significa che Stanley abbia rinunciato ai ctd. Intendiamo proteggere quelli già operanti e quelli che riaprono a seguito delle sentenze finali di assoluzione. Se dovessimo essere oggetto di altri attacchi sui ctd, che la Corte di Cassazione ha confermato essere pienamente legittimi, reagiremo con fermezza. Si dovrebbe riflettere che i casi Gambelli, Placanica e Superenalotto sono il risultato non della nostra azione, ma della nostra reazione».
Mai avuto un incontro, neanche informale, con i dirigenti di Aams?
«Abbiamo iniziato a parlare e ad incontrarci con le Istituzioni: un confronto sereno e leale. Anche se alcuni insistono a pensarla diversamente, non siamo una banda di bucanieri e i nostri interlocutori apprezzano la volontà di trovare una soluzione giusta dopo anni di battaglie legali e incomprensioni. Da Aams ci aspettiamo di essere messi in condizione di operare al pari degli altri operatori. Ma con Aams non abbiamo avuto incontri recenti, né formali né ufficiosi. Sono quindi prive di fondamento le relative notizie di stampa».
Le sentenze nazionali e comunitarie danno ragione a Stanley ma si riferiscono ad una situazione sanata dall'ultimo bando: è d'accordo con questa considerazione?
«I giudici valutano e sentenziano su fatti accaduti. Tuttavia questa elementare considerazione è stata manipolata. Il refrain degli ultimi mesi è: la Placanica riguarda il passato; il bando Bersani la rende inoffensiva. Non è così. Anche da una lettura strettamente esegetica, risulta che il riconoscimento dell'istituto della concessione definisce, al più, una ipotesi di normazione senza in alcun modo esaurire l'universo dei comportamenti legali. Le mie interpretazioni possono non essere condivise. Ma non è ammissibile falsificare la realtà dando per scontato ciò che andrebbe argomentato in modo esauriente. La nostra posizione è che il sistema è e resta discriminatorio e il bando Bersani, per quanto riguarda Stanley, non ha sanato proprio nulla».