«Quel Bigo l’ho già visto»

Il bigo, tratteggiato a mano, simbolo della nuova Genova, eppoi l'azzurro un po' del mare, un po' del cielo e un po' (perché no?) di Forza Italia. Ma discreto senza apparire troppo: che non faccia manifesto elettorale. Perfetto sono d'accordo. E così quello schizzo di Arianna Violante si trasformava, sullo schermo del computer di Giorgio De Sario della Papierdigital, nel mio manifesto elettorale. Cultura (il mondo da cui provenivo) Genova (la città dove sono nato, dove lavoro) e Azzurro (di Forza Italia, appunto). Eppoi via, di corsa in stampa, di corsa a fermare gli spazi migliori sui cartelloni, in attesa del mattino in cui ti alzi, esci per strada e te lo trovi lì, davanti a te, il tuo manifesto.
Ora capite, perché ad ogni incrocio, vedendo l'immagine che pubblicizza la notte bianca, mi viene da ridere. Che la Nuova Stagione abbia accolto la mia proposta grafica alla prima uscita pubblica sulla cultura, mi fa piacere. Sempre meglio copiare una cosa bella e ben riuscita piuttosto che fare una schifezza. Ma, non tanto per me, quanto per i ragazzi, davvero in gamba, che ci hanno lavorato, mi è corso l'obbligo di chiedere un piccolo spazio extra al Giornale per pubblicare i due manifesti affiancati. Forse che sia copiato di sana pianta è solo una mia impressione, i lettori si faranno la loro opinione.
Ma poi lo so, in teatro succede sempre, non è un vero e proprio copiare, sono suggestioni che restano nell'aria, nell'inconscio: anche di questo sono felice, essere nell'inconscio di chi cura l'immagine della sinistra, mi rende felice. Ma già che parliamo della Notte Bianca aggiungiamo due parole. Che non mi convince l'ho detto in un articolo qualche settimana fa. Sapendo che costerà un milione di euro, mi convince ancora meno. Mi pare che questa giunta, non avendo un rapporto costante con la Cultura (al punto di non vedere la necessità di un assessorato alla Cultura), preferisca i rapporti occasionali e i rapporti occasionali quasi sempre sono mercenari e quindi è giusto che questa giunta paghi e tanto per una notte con Signorina Cultura.
Un sacerdote un po' «irregolare», amico mio, mentre mi trascinava a scoprire Genova mi diceva: vedi, Venezia, Firenze sono baldracche, Genova non si dà al primo che passa, la devi scoprire piano piano, devi respirarla, devi guardare in su, dove le case sembrano toccarsi, tanto sono strette le une alle altre, si rivela piano piano; evidentemente a Tursi la pensano diversamente. E allora bene, spendiamo in una notte la stessa cifra che il Comune spende in un anno per sostenere tutti i teatri di Genova, intanto non si lamenta nessuno perché due soldi sono stati gettati a tutti e i teatranti hanno nel sangue il Dna dei comici di corte, pronti a inchinarsi a chi siede nel palco reale.
Dal'altra parte anche il nostro De André, ne La Domenica delle Salme, scriveva: «voi che avete cantato per i longobardi e per i centralisti / per l'Amazzonia e per la pecunia / nei palastilisti / e dai Padri Maristi / Voi avevate voci potenti / Lingue allenate a battere il tamburo / Voi avevate voci potenti / Adatte per il vaffanculo».