«Quel carabiniere è agli arresti senza prove»

nostro inviato a Campobasso

C'è un colonnello dei carabinieri che da 58 giorni è agli arresti con accuse, diciamo così, surreali. L'ufficiale del comando provinciale di Campobasso, Maurizio Coppola, per la procura di Larino avrebbe fatto parte di un'associazione per delinquere finalizzata a favorire un centro di potere e malaffare capitanato da Remo Di Giandomenico, l'ex professore di seminario di Antonio Di Pietro, già parlamentare Udc. Le accuse, a soffermarsi sui titoli di giornale post manette, sembravano pesantissime. Quando poi si sono andate a leggere le carte, si è scoperto che non c'è una prova, anche misera, di un rapporto anche solo occasionale tra Coppola e Di Giandomenico. Non esistono contatti diretti o indiretti nemmeno con gran parte dei presunti sodali, alcuni dei quali spediti in carcere quali «informatori occulti» del sodalizio criminale dentro la procura di Larino. Sempre dalle carte si è appreso poi che gran parte dei fatti contestati al colonnello sono precedenti al suo insediamento a Campobasso, e che per sbatterlo dentro la procura è andata a sindacare persino le sue insindacabili scelte di comando relative a un aspro contenzioso tra un burbero maresciallo e un capitano che vanta parecchi tifosi ai piani alti di palazzo di giustizia.
Non essendoci pericolo di fuga, di reiterazione del reato o inquinamento delle prove, non essendoci riscontri investigativi tali da giustificare la detenzione, riesce difficile capire perché Coppola stia ancora ai domiciliari. Per denunciare le storture macroscopiche di tutta l'inchiesta «Black Hole», l'ex ministro Carlo Giovanardi, dell'Udc, ha radunato a Campobasso un po' di parlamentari della Cdl per una conferenza stampa al vetriolo: «Siamo qui come parlamentari e come cittadini perché il caso del colonnello Coppola ci sembra allucinante. Le motivazioni che tengono il colonnello dei carabinieri ancora agli arresti - tuona - sono pittoresche a dir poco fantasiose. Leggendo le imputazioni, giuro, ancora non ho capito di quali reati si sarebbe macchiato quest'uomo. Coppola è arrivato per la prima volta in Molise nel 2005 senza conoscere nessuno, era estraneo alla realtà locale. È stato arrestato per dei provvedimenti interni all'Arma, assunti sempre con l'avallo gerarchico dei superiori. La cosa agghiacciante è che d'ora in poi un trasferimento o una promozione non solo sono penalmente perseguibili, ma addirittura possono portare in carcere. È pazzesco! In carcere ci stanno i delinquenti, non i carabinieri».
E ancora. Riferendosi alla balbettante inchiesta parallela su Di Giandomenico, lontanissima dal trovare sfogo in dibattimento, Giovanardi aggiunge: «Non siamo qui per fare pressioni o minacce alle toghe, chiediamo solo che dopo le retate e la pubblicità sui giornali, poi i processi si facciano. Per Coppola ci vengano a raccontare che cosa ha commesso di così grave da privarlo della libertà personale ormai da quasi due mesi. La Costituzione dice che un cittadino non è colpevole fino a sentenza passata in giudicato. Troppo spesso, invece, si parte dalla fine, cioè si arresta una persona, la si distrugge professionalmente e moralmente, la ci copre di accuse infamanti e poi, dopo il carcere, passano mesi, anni, e si toglie al cittadino il diritto di essere giudicato».
Filippo Ascierto di An gli subentra in corsa. Parla da ex carabiniere: «Vogliamo chiarezza e pretendiamo che se un magistrato sbaglia, al pari di un cittadino, debba pagare. Ho fiducia nella giustizia ma non per tutti gli uomini che la rappresentano. Lo dico con l'orgoglio di un carabiniere ferito che vede un onesto ufficiale agli arresti e tanti ladri e banditi a spasso per le nostre città. Forse a Larino non c'è granché da fare, ma non posso non criticare l'accanimento su uomo delle istituzioni con annesso ritorno pubblicitario per l'inchiesta». Chiude Giuseppe Cossiga di Forza Italia che accomuna il benemerito Coppola al finanziere Speciale: «La preoccupazione vera è che qualcuno vuole impicciarsi in fatti interni alle forze dell'ordine. Non c'è pressione della politica sulla magistratura, l'unica pressione che vedo è nei confronti di una persona colpevole di non aver fatto nulla. Mi chiedo e vi chiedo: è normale impicciarsi così nelle cose di stretta pertinenza interna all'Arma?».
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it