Quel che gli elettori dicono a sfumature azzurre e arancioni

(...) i nostalgici del grande centro, gli irriducibili della terza via. Poi però bisogna anche scrutare con attenzione dentro il voto. Capire e correggere dove si è sbagliato e insistere dove invece si è fatto bene.
Genova arancione
Ad esempio, la straripante avanzata di Sandro Biasotti, oltre il 7 per cento senza essere candidato personalmente, significa che l’ex governatore è amato, che i partiti e i loro dirigenti devono recepire il messaggio fortissimo degli elettori che hanno già scelto il prossimo candidato alle regionali. E lo stesso 7 e più per cento di Biasotti significa che saper scegliere bene i candidati è l’unica vera regola elettorale. Perché Biasotti ha portato in Comune degli assoluti carneadi della politica. E loro hanno fatto il pieno, stracciando i più blasonati concorrenti con la forza della volontà e dell’impegno in campagna elettorale.
Il balzo degli azzurri
L’astensionismo ha prodotto uno strano effetto: anche i partiti che hanno preso meno voti, con il giochino delle percentuali possono leggersi in lieve crescita. Non così è stato per Forza Italia. Che a Genova è passata da 49.609 a 58.277 voti, dal 16.96 al 22.56 per cento. E così facendo ha dimostrato di essere la guida del centro destra, con buona pace di chi si affanna a criticare la leadership di Silvio Berlusconi, che è finito relegato a distanze siderali. Certo, chi conosce i giochi interni al partito, sa anche che gli elettori hanno fatto di testa loro e non hanno scelto i consiglieri, anche provenienti da fuori partito «consigliati» da alcuni dirigenti. E questo deve essere un piccolo e silenzioso campanello d’allarme che, nel giorno della festa, insegni a non perdere mai il contatto con le persone.
Disalleanza Nazionale
Eccoli gli strani giochi delle percentuali. Il partito di Gianfranco (Fini a Roma e Gadolla a Genova) avrebbe anche il 6.25 contro il 5.85 del 2002, ma in cinque anni in realtà è riuscito nell’impresa di buttare via 953 voti rispetto al già terribile risultato delle scorse amministrative. Ed è anche l’unico nella Casa delle Libertà ad aver perso così tanto in termini assoluti. E il gioco dei resti potrebbe persino far perdere il terzo seggio in Comune a favore della Lista Biasotti. Quel terzo seggio che sembra addirittura già perso in Provincia in caso di sconfitta. Inutile girarci intorno: tutta colpa del congresso provinciale che ha spaccato il partito in due. Un congresso che si poteva rinviare e che invece si è voluto celebrare per forza prima del voto. Anche in questo caso c’è un segnale però positivo. E viene dal voto della Provincia. Alleanza nazionale, nel giorno del disastro, conquista due collegi delicati. Quello di Recco e Camogli dove le divisioni tra le fazioni potevano dare vita a una sconfitta bruciante proprio nel fortino più blindato e dove invece Giuseppe Rotunno ha dato ragione alla scelta di Gadolla. E nel collegio impossibile di Sestri Levante 2, il cuore rosso del Tigullio, dove An è diventato il primo partito di Casarza Ligure e il secondo in altri tre Comuni, grazie al successo personale del candidato Claudio Muzio, indicato da una base che fa parte della «corrente» avversaria a Gadolla. Un successo per «parte», che mitiga appena il fallimento di An.
L’illusione della Lega
La Lega Nord, alla luce dei primi seggi scrutinati, sembrava avviata a un buon successo, che è andato via via ridimensionandosi con il passare delle ore e dell’arrivo dei nuovi dati. Ma tutto sommato, con un 4.76 in Provincia e un 3.62 in Comune, il Carroccio ha, come si dice in gergo, «tenuto». A Genova ha perso solo 33 voti, aumentando quindi in percentuale dal 3.21 al 3.52 per cento. Anche in questo caso la «sorpresa» è arrivata dal consigliere eletto, che non è il capogruppo uscente Edoardo Rixi, ma Alessio Piana.
Il filtro dell’Udc
Candidati forti, risultato appena positivo. Con probabile doppia valenza, sia nazionale, sia locale. Se fosse possibile entrare nel segreto dell’urna, probabilmente si scoprirebbe che l’Udc è il partito che ha subito una sorta di trasfusione di elettori. Nel senso che ha drenato tantissimi voti cattolici persi dal centrosinistra con le politiche a favore dei Dico e con gli attacchi alla Chiesa. Fatto il pieno in canonica e in convento, e nonostante un fortissimo capolista come Lorenzelli più buoni candidati come Bianco e Repetto, l’Udc però non ha sfondato. Segno che le bizze di Casini non sono piaciute a molti elettori convinti dell’alleanza nel centrodestra che hanno optato per partiti più coerenti.
Quello che i numeri non dicono, i partiti lo sanno bene. A volte non lo dicono neppure loro, a volte fanno finta di non sentire quello che gli elettori dicono. E loro ci mettono poco a mettere la croce su un partito.