Quel che resta del dandy

Giuseppe Scaraffia è il massimo esperto italiano sui dandy e sul dandismo. A provarlo basta qualche titolo tra i molti dei suoi libri: Dizionario del dandy, Gli ultimi dandies, Il bel tenebroso. L’uomo fatale nella letteratura del XIX secolo, tutti per Sellerio.
Professor Scaraffia, ci spiega in due parole cos’è un dandy?
«Il dandy è qualcuno che pensa di poter diventare un’opera d’arte vivente, un artista che si esprime attraverso gli abiti, le posture, i modi di fare...».
Ma che differenza c’è tra un dandy e un play boy?
«Moltissima. Il dandy rifugge dall’accumulo delle donne. Se mi permette, in quel campo, anzi, è un po’ inappetente. Giusto per restare su un esempio di dandismo italico: Curzio Malaparte diceva di non andare a letto con più di una donna a settimana per non sciuparsi...».
Insomma, tolta la questione dell’eleganza sono personaggi molto distanti...
«Il play boy si specchia nell’ammirazione delle donne che lo circondano, il dandy si specchia solo in se stesso, è molto più autoreferenziale».
Eppure le figure spesso vengono confuse sovrapposte. Come mai?
«Il mondo attuale appiattisce, non c’è più spazio e i miti si accorpano. La figura del dandy e quella del play boy confluiscono nella mitizzazione del vampiro. Se guarda ai romanzi e ai film, è la sola figura un po’ dandy che va ancora di moda, ma per sopravvivere ha dovuto diventare un po’ play boy».
E personaggi come Rubirosa di cui parliamo in questa pagina? Dandy o play boy?
«In lui tratti di dandismo c’erano. Si racconta che gli proposero di acquistare delle scarpe fatte in un cuoio speciale e lui rifiutò. Questo è molto da dandy. Il dandy è elegante indossando vestiti normali, accessibili. Essere elegante con oggetti unici che nessun altro può permettersi è troppo facile».
Senta, ma chi sono i veri dandy contemporanei? Nel mondo della cultura italiana gliene viene in mente qualcuno?
«Specie in via di estinzione. C’erano Curzio Malaparte che ho già citato e Guido Piovene che ne aveva alcune caratteristiche. Per certi versi anche Dino Buzzati, con i suoi completi neri d’inverno o tutti bianchi d’estate... Sul presente non saprei...»
Faccia uno sforzo. Io, chessò, butterei lì il nome di Carlo Rossella...
«No, Rossella è troppo elegante, il dandy è ben mal vestito invece, se mi passa l’ossimoro. Oscar Giannino potrebbe essere un dandy anche se forse è troppo eccentrico. Philippe Daverio è un dandy di sicuro. per certe cose rientra nella categoria...».