Quel che resta delle battagliere suffragette

Morto e sepolto il femminismo? Forse non del tutto, almeno a giudicare dai titoli apparsi nel 2006 sul mercato librario. La donna a una dimensione. Femminismo antagonista ed egemonia culturale, di Alessandra Nucci (Marietti, pagg. 256, euro 18) traccia la genesi di un nuovo femminismo tornato alla ribalta al volgere del millennio ma non per conoscere la volontà femminile quanto per incanalarla verso scopi che non sempre corrispondono all’interesse della donna. Charlotte Perkins Gilman. La straordinaria vita di una femminista vittoriana di Laura Moschini (Aracne, pagg. 184, euro 11) racconta invece l’esistenza di questa scrittrice inglese vissuta in continuo contrasto con le reogle della società del suo tempo, ma le cui idee sono ancora oggi oggetto di approfondimento nelle università americane. I suoi studi e le esperienze di vita la convinsero che solo l’indipendenza economica può consentire una vera libertà delle donne e che l’origine degli stessi ruoli sessuali è economica. Contribuì a ridefinire il concetto di femminilità e di istituzioni considerate sacre come la casa e la famiglia, proponendo la «nuova donna» motore del progresso sociale. Maschi o femmine? La guerra del genere di Dale O’Leary (Rubbettino, pagg. 208, euro 14) è invece una confutazione delle idee del femminismo radicale che vede le differenze tra i sessi unicamente come un prodotto culturale. Secondo tali teorie lo stesso termine «sesso» andrebbe sostituito con la parola «genere» che non crea alcuna discriminazione e lascia libero l’individuo di fare le proprie scelte in materia di orientamento sessuale, senza vincolarlo alla scelta dell’eterosessualità.