Quel che unisce Pirandello a Edward

Una sorta di devozione e di fedeltà lega il Gruppo Rare Tracce alla drammaturgia pirandelliana, da anni zoccolo duro di una compagnia rodata e che sperimenta sulla scena la classicità, ma anche autori poco frequentati.
A dimostrazione di questa filosofia, al Teatro Alfredo Chiesa fino a domenica è in corso «Noi e gli atti unici», connubio tra la modernità di Pirandello con L'uomo dal fiore in bocca e l'attualità dell'autore drammatico statunitense Albee Edward e il suo La Storia dello zoo. Due atti unici, due opere scritte in epoche differenti, da scrittori fisicamente lontani ma entrambi acuti osservatori dalla drammaticità della solitudine e della disperazione dell'uomo contemporaneo. Questo filo conduttore è stato il punto di incontro tra il regista ed interprete dell'atto dello scrittore agrigentino, Guido Garlati e Danilo Ghezzi, nei panni di uno dei protagonisti de La Storia dello zoo e anche del regista. In equilibrio poetico tra la tristezza di quell'uomo che, in attesa della morte a causa di un male incurabile, e la sua lucidità, Pirandello traccia con impeto i colori cupi di un quadro impressionista, specchio di quell'angosciosa solitudine che circonda l'essere umano. È Danilo Ghezzi, al fianco di Alberto Grasso che, sulla scena, si rende portavoce della solitudine del protagonista, disarmato di fronte alla fatalità, contenitore di un'anima sofferente, agonizzante di fronte a una società opprimente e per questo, in attesa della fine.