Quel Circo al Senato vuol dire fiducia?

Che spettacolo: due senatori accompagnati a braccetto all’urna per votare sì, uno tenuto in piedi mentre annuncia il suo no, un senatore che viene dalle pampas per votare e se ne torna subito alle medesime lasciando noi nel guano, due senatori ex rifondazione comunista ed ex comunisti italiani che votano sì, ma annunciano che voteranno no (fra due settimane) alla missione in Afghanistan, e più in là no alla Tav; una senatrice imbottita di aspirine che vota sì e annuncia che piuttosto che votare (sempre fra due settimane) no alla missione in Afghanistan si dimette: questa sarebbe la maggioranza politica auspicata da Napolitano? Questa sarebbe la maggioranza coesa sbandierata da Prodi? E per finire: l’uomo politico più intelligente d’Italia che, dopo aver visto la sua politica estera bocciata al Senato il 21 febbraio, e da ciò la crisi, annuncia urbi et orbi che lui, comunque, si sarebbe dimesso, mentre l’abbiamo visto tutti in tv, occhiali inforcati, alla sinistra di Romano Prodi mendicare la fiducia. Un Follini (nomen omen) voltagabbana che dà il suo sì «perché il Paese ha bisogno di un governo» (ma di quale governo va parlando?): questo sarebbe un governo serio? Gli italiani hanno occhi e orecchio, mi pare che non ci sia altro da aggiungere, purtroppo.