«Quel clochard ci aggredì» I due poliziotti si difendono

«Fuori, in strada, siamo stati insultati da questa persona, che era la più agitata di tutte». E una volta in commissariato, «non lo abbiamo picchiato. È lui che ci ha aggrediti con un taglierino». È il 5 marzo. I due agenti della Polfer accusati di aver picchiato a morte Giuseppe Turrisi, un senzatetto di 58 anni, vengono interrogati dal pm Isisdoro Palma. La loro versione è la stessa messa nero su bianco nella relazione di servizio. Il racconto, però, non ha convinto la Procura, che ha ottenuto l’arresto dei due poliziotti.
Il verbale ricostruisce la sera del 6 settembre 2008. «Abbiamo ricevuto una segnalazione da alcuni passeggeri - spiegano gli indagati, difesi dagli avvocati Giuseppe Fiorella e Paolo Orsenigo -, dicevano che c’erano dei disordini all’ingresso della stazione». Gli agenti - 27 e 28 anni - arrivano in piazza IV Novembre. «Lì c’erano alcune persone, tutte con una bottiglia in mano, e Turrisi era il più agitato. Ci ha insultato». L’uomo è visibilmente ubriaco. A quel punto «gli abbiamo detto di seguirci». Le telecamere riprendono il terzetto che entra negli uffici della Polfer. Turrisi cammina sulle sue gambe. Uscirà su una barella.
Quello che accade in commissariato, lo spiegano ancora al pm. «Gli abbiamo detto di svuotare le tasche, a quel punto lui ha estratto il coltellino e ha tentato di aggredirci». «Io - insiste uno degli agenti - gli ho bloccato la sua mano sinistra con la destra, ma lui mi ha preso per la camicia e mi ha strattonato». I due cadono a terra. Inizia un corpo a corpo. «Gli sono caduto sopra, con le ginocchia sulla schiena». Quindi, anche il collega «è intervenuto, buttandosi su di lui e fermandogli la testa con le ginocchia e poi le mani». Insistono che «si dimenava, ed era pericoloso». Ancora, l’abbiamo girato sulla schiena e l’abbiamo ammanettato». È allora Turrisi «ha iniziato a lamentarsi, diceva di stare male, poi ha vomitato. Così abbiamo chiamato l’ambulanza». Una telefonata che è stata acquisita dalla procura. Sull’ambulanza sale anche uno dei due agenti. L’altro li segue con l’auto di servizio. Turrisi si lamenta. «Ho dei dolori», ripete ai volontari del 118. Passano pochi minuti, e muore. Prima di arrivare in ospedale.
I legali dei due agenti chiederanno la revoca della misura cautelare. «Sono ragazzi giovani - commenta l’avvocato Orsenigo - che hanno svolto con dedizione la professione a tutela della comunità. A distanza di 7 mesi le esigenze cautelari ci sembrano di difficile comprensione».