Quel colpo grosso della tvche ci lasciò a bocca aperta

Edonismo sexy, talk show, informazione e tg satirici: ecco i 15 anni che hanno rivoluzionato il nostro video

Che peccato. Nel ’94 Silvio Berlusconi è entrato in politica e allora tutto ciò che aveva fatto prima era viziato e un po’ fasullo. Peccato, però. Perché, com’era bella quella tv. Spumeggiante e postmoderna. Sfrontatamente pop. Priva di sovrastrutture. C’era un mondo nuovo da rappresentare. Trascurato dai canali tradizionali del pensiero, dalla suddivisione della politica nelle due grandi chiese, comunista e cattolica, dall’egemonia culturale inclinata da una parte. Chi era fuori era considerato un tantino naïf. In quel clima, ipotizzare la competizione con la tv di Stato voleva dire passare per visionario. Si sa com’è andata.

Ma agli occhi di Massimo Coppola e Alberto Piccinini, autori dell’Atlante illustrato della tv ’80-’94 (Isbn edizioni, pagg. 360, euro 19,90), l’epopea della tv degli Ottanta, tutta e non solo quella commerciale, vera causa della degenerazione, risulta ora macchiata dal peccato originale della discesa in campo. Tesi arcinota, persino abusata, che nemmeno la sinistra illuminata sostiene più. E che, in verità, nell’album fotografico di quel quindicennio colorato, spunta a mo’ di parentesi ideologica nella prefazione e nella foto finale, quella de «L’Italia è il Paese che amo». In mezzo, decine d’immagini corredate da didascalie che tradiscono grande empatia verso quella televisione. E che sono un viaggio nell’estetica dell’epoca: trash e futurismo, erotismo spensierato, disimpegno cialtrone. Così, mentre Beppe Grillo che «una volta faceva ridere» spunta tra i grattacieli della Grande Mela con t-shirt I love New York, un’euforica Loretta Goggi in versione fantino è trainata da un uomo-cavallo in costume fantascientifico.

La guerra dell’audience è di là da venire. Ma quando il cowboy di Dallas Larry Hagman sorride in gondola a Venezia, anche a Viale Mazzini cominciano a preoccuparsi. Quello spaccato d’America, preceduto dal passaggio al Biscione di Mike Bongiorno, funziona meglio in un canale che invita a vivere da ricchi. Ogni eroe del nuovo corso rompe un tabù, scardina uno schema. Un po’ America e un po’ Brianza, un po’ edonismo e un po’ perbenismo. La borghesia gioca la sua rivincita sugli anni ’70 e ci si può finalmente divertire.

La signorina buonasera Eleonora Brigliadori indossa calze di pizzo e «mostra con chiarezza la via del futuro». Corrado Mantoni inaugura la tv per casalinghe con Il pranzo è servito e, da romano trapiantato al nord, si aggira stranito in una casa di ringhiera. Amanda Lear affianca Claudio Cecchetto in Premiatissima. Scandalizza Drive in, il più peccaminoso dei varietà. Carmen Russo abbraccia un pilastro, Ezio Greggio e Gianfranco D’Angelo lanciano la comicità demenziale con As Fidanken. Poi Giorgio Faletti, Francesco Salvi, Teo Teocoli e soprattutto loro, le ragazze drive in. «Per anni e fino ai nostri giorni - annotano gli autori - ci si chiederà se le tettone scelte da Antonio Ricci come mascherine e ragazze pon pon fossero una parodia oppure la cruda realtà. I telespettatori più giovani sembravano non avere dubbi».

In Rai Pippo Baudo è ancora pettinatissimo e gli studi hanno un sapore ministeriale. Per fortuna che c’è la Carrà. Ma bisogna aspettare il Funari di A bocca aperta (1986) per vedere un talk show scapigliato. Edvige Fenech vestita di cellophane turba i ragazzi di Raiuno con Immagina, mentre su Italia 7 lampeggia il più esplicito Colpo grosso. In Rai si comincia a svoltare con le ragazze coccodè di Indietro tutta e il Fantastico di Celentano. A Italia sera (Bonaccorti in mise tigrata e Mino Damato) spunta l’infotainment. Nell’89 parte Striscia la notizia, il tg del post-Drive in. E mentre Sabina Guzzanti indossa un tubino azzurro a I fatti vostri, Sabrina Salerno è ritratta «in piccantissima posa da giovanissima educanda traviata».

Il cast del Maurizio Costanzo Show è un album nell’album. Lilli Gruber simula un bacio con le labbra di allora e la squadra del Tg5 fa cheese al fotografo. Poi il Karaoke con Fiorello in rosa. Ma prima del discorso della calza sulla telecamera ecco due pagine nere, per dire che tutto era premeditato. E che in realtà sono l’autoconfessione degli autori, pentiti di aver amato quegli anni e quella tv. Sì, ci siamo divertiti, ma forse non dovevamo.