Quel consigliere sulla poltrona che traballa

Ero un prof di matematica, forse gli ex allievi hanno pregato per queste bocciature

La sua poltroncina rossa in pelle sembra esattamente uguale a tutte le altre. Eppure ogni volta che sta per sedercisi sopra, prova a sgusciargli via. Pietro Oliva, consigliere regionale di Forza Italia subentrato al neo senatore Franco Orsi, potrebbe pensare che sulla sua elezione in via Fieschi gravi una maledizione. Nel 2005, quando Claudio Burlando vinse contro Sandro Biasotti, Oliva venne eletto. Ma poi scoprì che non c’era posto per lui. Adesso che è subentrato a Orsi, la sua nomina è stata contestata, convalidata dal consiglio regionale ma ancora oggetto di un ricorso al tribunale, in quanto in epoca di elezioni Oliva era consigliere della Filse (la finanziaria regionale) quindi ineleggibile. Sempre votato, sempre nominato, eppure sempre in bilico.
Oliva, come era andata la prima volta?
«Il tribunale di Savona mi aveva proclamato eletto. Ricordo che il presidente si era alzato, mi aveva stretto la mano dicendomi: complimenti, consigliere».
E invece?
«Sono stato convocato in via Fieschi, sono andato le prime volte. Poi senza che nessuno mi mostrasse un atto ufficiale, ho dovuto lasciare il posto a Sandro Biasotti, candidato presidente sconfitto, in quanto ero il quarantesimo degli eletti».
Quanti voti ci sarebbero voluti per arrivare trentanovesimo?
«Veramente di voti ne ho ottenuti tantissimi: 4300. Basti pensare che ci sono consiglieri regionali eletti con 300 voti. Anche nel centrodestra sono passati candidati molto meno votati di me. Ma questa è la strana legge elettorale».
Ma se era eletto, perché non ha resistito?
«Non è mia abitudine attaccarmi ai ricorsi. Penso che in politica si debba anche dimostrare serenità. E io vivo bene lo stesso. Poi ormai ci sono abituato».
Non dica che ha già altre fregature alle spalle.
«Al consiglio comunale di Loano c’era un voto contestato che avrei potuto ottenere, ma non ho fatto ricorso. Per questo sono finito settimo e non ho fatto l’assessore. C’era un accordo pre-elettorale che i primi sei sarebbero andati in giunta. Ma appunto, vivo bene lo stesso».
Cosa fa?
«Ero insegnante di matematica, ora sono imprenditore».
Svelato l’arcano. Qualche suo studente che lei ha boccia le ha gufato delle bocciature in serie?
«È possibile, visto che ne ho bocciati davvero tanti».
Come mai non ha più fatto l’insegnante?
«Perché la mia famiglia ha una tradizione nell’imprenditoria agricola che ho voluto continuare».
Torniamo a oggi. Il consiglio regionale ha confermato la sua elezione. Ma non tutti i colleghi erano presenti.
«È vero, molti sono usciti dall’aula. Ma devo dire che io non ho mai cercato di contattare nessun consigliere, per evitare condizionamenti. Tra l’altro la giunta per le elezioni non è un tribunale e doveva solo dire che io, con dal mio incarico in Filse, non avevo tratto vantaggi per farmi eleggere».
Però certe fughe non sono state carine nei suoi confronti.
«Beh, una grande soddisfazione l’ho avuta. Mi ha fatto molto piacere la telefonata di congratulazioni del ministro Claudio Scajola».
Ultima cosa. Nel 2010 si ricandiderà?
«Se lo vorrà il ministro, molto volentieri».