Quel conte intransigente

Il conte Monaldo Leopardi (1776-1847), nato a Recanati, fu l’uomo di cultura di maggior spicco dello Stato Pontificio. Mise a disposizione la sua prodigiosa erudizione — coltivata nella ricca biblioteca cui si fa cenno, in tutte le antologie scolastiche, a proposito della vita del figlio Giacomo — nella lotta in difesa del Trono e dell’Altare. Fu polemista brillante, uomo integerrimo e alieno da compromessi. Lasciata l’amministrazione del patrimonio familiare alla moglie Adelaide degli Antici, alternò i suoi impegni di pubblicista al disbrigo di mansioni politiche di carattere locale e a un’attività storiografica di tipo annalistico, circoscritta alle vicende recanatesi. Alle tendenze fortemente conservatrici e clericali unì, infatti, sinceri interessi di carattere letterario e culturale. Dal 1832 al 1835 diresse La voce della verità, soppressa dalla stessa Curia romana per la sua intransigenza. Lasciò numerose opere, tra le quali Dialoghetti delle materie correnti nell’anno 1831 (1831), Prediche recitate al popolo liberale da Muso duro (1832), Annali di Recanati (postumi, 1945). La stessa Autobiografia, per unanime giudizio il suo scritto più significativo, uscì postuma nel 1883.