Quel delitto molto italiano al giovedì dopo le cinque

Il romanzo ritorna nella Bur Al centro l’amicizia fra due uomini e un oscuro delitto

C’è un delitto di mezzo in Un giovedì, dopo le cinque di Antonio Debenedetti (il romanzo torna nella Bur Bur, pagg. 191 euro 8,60). E ciò fa bene alla narrazione che è sempre fluida e romanzesca consegnando il lettore al punto ineludibile senza subire ritorsioni o torture. Ma il delitto (gesto dell’inetto o piccolo borghese Piero) non si perpetra ai danni dei maestri del Novecento riconosciuti da Debenedetti, anzi.
Nella bella (e variamente ideologica) prefazione di Alfonso Berardinelli, si afferma che questo romanzo nasce dalle «viscere sterili della nostra narrativa novecentesca», per poi chiudere con un corsivo testamentario: «Ma tendo a credere che questo di Debenedetti sia il nostro romanzo di fine Novecento». Eppure fuori dai raddoppi e dalle gabbie critiche e dai rafforzativi interpretativi, Un giovedì, dopo le cinque si lascia sfogliare come un album di foto in bianco e nero dove la scrittura tesse la ragnatela di un ragno astuto e chirurgico che mai ha dimenticato la lezione di Kafka e di Svevo: il primo come sacerdote di iniziazione al vuoto che sopravanza a ogni tessitura di insetto; il secondo, quale maestro senza patente per il prototipo della inettitudine italiota che dal nord cala al sud.
E comunque l’album non si fregia dei soli ricordi ma cerca di impiantare un romanzo come si scriveva una volta. Non seduti accanto a Gozzano o Palazzeschi o Saba che, soprattutto nella prima parte, affiorano qua e là come presenze comunque alimentando i sensi acutissimi e «perversi» del protagonista Piero, no, il romanzo si impianta chirurgicamente facendo i conti con i maestri che Debenedetti riconosce: Soldati e Moravia. Infatti, anche geograficamente i due si spartiscono la scena: il nord è di Soldati, Roma di Moravia. Ed è proprio a Roma che il protagonista Piero indossa sempre più distintamente i panni di un Agostino invecchiato e essiccato nella sua esistenza acida come gli odori e i sapori di una trattoria romana. Un giovedì, dopo le cinque custodisce anche la paura repressa o rimossa di ogni italiano consapevole della storia del proprio Paese. Insomma qui c’è l'orrore di scoprirsi proprio così, e al contempo vi si trova lo specchio dove leggere che si è proprio così senza alibi.