«Quel documento non ha alcun valore per il partito»

«Il Cantiere» di Achille Occhetto, Elio Veltri, Giulietto Chiesa è stato il primo a capire i meccanismi della gestione «personale» dei fondi elettorali da parte di Di Pietro. Ne parliamo con il loro legale, Francesco Paola.
Avvocato, il 9 gennaio 2009 Di Pietro si è presentato da solo dal notaio, come presidente dell’Associazione Idv. Che ne pensa?
«È evidente che quell’atto è riferibile a quella stessa associazione, con quel codice fiscale, e fa espresso riferimento a tutti gli atti precedenti posti in essere dall’associazione di famiglia, primo tra tutti la “delibera di associazione” del 26 luglio 2004 stipulata dai tre soggetti costituenti la “totalità dei soci”, così è scritto, dell’associazione».
E che effetti ha questo atto per il partito?
«Se si parte, com’è doveroso, dalla premessa che il Movimento politico è un soggetto diverso e distinto dall’associazione dei tre soci, così come riconosce anche il Tribunale di Roma, evidentemente non può avere nessun effetto».
Ma lo statuto modificato ora cancella la distinzione tra associazione e partito. L’associazione ora afferma di essere il partito.
«Senta, un’associazione di tre persone è libera di cambiare nome e di chiamarsi partito, ma non può, per magia di un alchimista, tramutarsi in un soggetto diverso da sé, e cioè nel partito che ne porta lo stesso nome e continuare a sostituirsi ad esso nella percezione e gestione dei fondi elettorali, profittando della carenza di controlli della Camera. Insomma, se così fosse, Di Pietro ha deciso: bisogna cambiare perché tutto rimanga com’era».
Però Di Pietro dice che ora i componenti dell’Ufficio di Presidenza sono coinvolti nell’approvazione del rendiconto. «Quegli stessi che avrebbero avuto il dovere preciso, in questi anni, di impedire la gestione personale dei fondi pubblici da parte di Di Pietro e sono rimasti inerti? E che ora approverebbero quello che in realtà non è il rendiconto del partito ma l’atto di bilancio di un soggetto diverso, cioè dell’associazione, per milioni di euro? Siamo seri. Nessuno dubiterebbe che tali singolari operazioni possano essere altamente dannose non solo per gli iscritti al partito Idv, ma per la Camera, gli organi pubblici e i cittadini elettori tutti».
Perché gli altri partiti tacciono?
«L’errore è non comprendere che le degenerazioni dei partiti “personali” si propagano ed infettano la tenuta del sistema costituzionale nel suo complesso».
Lei è autore di un saggio sul tema della soluzione dei conflitti di interesse, «Il governo dei conflitti». Come si possono prevenire questi abusi?
«C’è uno strumento diretto ed è il referendum elettorale del 21 giugno, che porterebbe, confido, anche ad una riforma dei costi della politica, scandalosi e ormai insostenibili».