Quel filo rosso che lega Toscana, Lazio e Abruzzo. Corruzione per il pm Toro

La "cricca romana" dettava legge anche a Firenze. Si aggrava la posizione
del magistrato dimissionario

Roma - Un filo rosso corre nella gelatina dalla Toscana al Lazio, puntando oltre gli Appennini, fino all’Abruzzo. Un filo rosso che parte da una catena di inchieste: quella sulle presunte speculazioni edilizie sull’area di Castello, a Firenze. Al centro di un pasticcio che aveva portato l’ex sindaco Domenici a incatenarsi per protesta sotto la sede di Repubblica, a dicembre 2008, ritenendo che il quotidiano avesse dato una lettura «distorta» dei fatti. Di certo quell’area è finita poi sotto sequestro con tutti i suoi cantieri in embrione, tra cui quello della futura Scuola Marescialli dei carabinieri. Una delle opere al vaglio degli inquirenti che scavano sui «grandi eventi» per un balletto di revoche alle imprese aggiudicatrici.

L’altro filone guarda alla gara per il Parco della musica di Firenze. Tra le opere del centocinquantenario dell’Unità d’Italia, al centro dell’inchiesta e di molte intercettazioni. C’è un architetto fiorentino, Marco Casamonti, che perde la gara e per telefono accusa la «cricca romana» di aver dettato legge a Firenze, in una sorta di regia politica tutta interna al centrosinistra, che in quel momento sia in Toscana che nel Lazio governava la Regione, oltre a Comune e Provincia sia a Firenze che a Roma. Casamonti poi si «consola» con l’assegnazione del progetto per trasformare in hotel l’ex ospedale alla Maddalena. Ma al teatro di Firenze lavora Paolo Desideri. La gara fila spedita, gli strali dell’opposizione di centrodestra in consiglio comunale che protesta per l’assegnazione dell’area vengono sopiti.

Ma quell’appalto scatena una guerra verbale «captata» dagli inquirenti che intercettano professionisti, funzionari, dirigenti, architetti e politici, come l’ex assessore all’Urbanistica della giunta di sinistra Gianni Biagi. Quasi tutti furiosi perché i fiorentini sono stati fatti fuori da un sistema romanocentrico che gira intorno a Veltroni e Rutelli. Il primo come leader (all’epoca) del centrosinistra, e come «sponsor» dell’architetto Desideri, che a Roma ha lavori importanti assegnati dall’amministrazione di Walter. Il secondo come «politico di riferimento» del direttore generale Angelo Balducci, che per il grande evento dei 150 anni dell’Unità d’Italia aveva l’incarico prima di soggetto attuatore (assegnato dal governo Prodi) e poi di coordinatore della struttura di Missione (spostato dall’esecutivo Berlusconi), mentre soggetto attuatore diventa Fabio De Santis, organico al «sistema» dei funzionari di via della Ferratella, per quanto emerge dagli atti dell’inchiesta. Che, intanto, ha costretto alle dimissioni dalla magistratura Achille Toro, sostituto procuratore romano che coordinava le indagini sulla pubblica amministrazione, e che era stato capo di gabinetto dell’allora ministro dei Trasporti «rosso», Alessandro Bianchi. Toro, insieme al figlio Camillo, era già indagato per rivelazione di segreto d’ufficio, perché avrebbero fornito agli indagati notizie sull’indagine poi sfociata nell’arresto di Balducci e degli altri. Ma la procura di Perugia ipotizza anche i reati di corruzione e favoreggiamento.

Ma seguiamo il filo rosso dagli appalti fiorentini a Roma. Qui gli appalti in ballo sono quelli per i cantieri dei mondiali di nuoto dello scorso anno, manifestazione riconosciuta come «grande evento» dal governo Berlusconi nel 2005, ma i cui effetti vengono estesi a tutto il Lazio da un decreto della presidenza del Consiglio del 2007, quando c’è Prodi al comando. I «soggetti attuatori» sono il solito Balducci prima, Claudio Rinaldi poi. Qui di cose curiose ne accadono tante. Veltroni aveva strappato l’evento a Yokohama grazie al progetto della «Città dello sport» da realizzarsi a Tor Vergata, con la firma del celebre architetto spagnolo Calatrava. L’ex sindaco prometteva: «Sarà pronta per il 2009». Invece i mondiali si sono svolti al vecchio Foro Italico, rimesso a nuovo per l’occasione, e il faraonico progetto di Tor Vergata, se tutto va bene, sarà pronto per il 2013. L’estensione del «grande evento» a tutto il Lazio ha però permesso di finanziare con soldi pubblici la costruzione o l’ampliamento di altre dozzine di poli natatori, che con le gare dei mondiali di nuoto ci sono entrati ben poco. Qui si innesta la storia per cui sono finiti indagati Balducci e Rinaldi, ossia la costruzione di un impianto coperto in deroga a vincoli urbanistici al Salaria Sporting Village. Di proprietà del figlio di Balducci e dell’imprenditore Diego Anemone. Sul via libera all’ampliamento le avvocature di Comune e Provincia esprimono perplessità. Ma i poteri del commissario scavalcano le perplessità degli enti locali. Non dei pm romani, che bloccano il cantiere e aprono un’inchiesta.

Prossima tappa è l’Abruzzo. E come spiega il pezzo della pagina qui accanto, anche qui nel mirino insieme a imprese locali finisce tramite un consorzio la Btp, impresa coinvolta nell’inchiesta a Firenze e in Sardegna. Oltre al sindaco Massimo Cialente. Come è noto, esponente del Pd.