Quel filo rosso tra le due scalate Ora Consorte teme «l’effetto Bpi»

Il presidente Unipol nega legami con Fiorani: «Regole rispettate». Ma il Financial Times incalza: «Ha avuto assistenza dagli stessi azionisti di Lodi»

Silvia Marchetti

da Roma

«L’Unipol ha le carte in regola» ma il tentativo di Giovanni Consorte di fugare qualsiasi ipotesi di «contaminazione» tra il caso Antonveneta e la scalata alla Bnl da parte dell’Unipol non convince il Financial Times, che gli ricorda certe amicizie e certi episodi «compromettenti» recentemente accaduti. In un’intervista al quotidiano britannico - bibbia del mondo economico-finanziario - Consorte, il presidente dell’Unipol, afferma di non aver niente a che fare con il «caso Fiorani» né tantomeno con gli immobiliaristi oggi nel mirino della magistratura, smentendo così l’esistenza di una «rete» tra Antonveneta, Bnl e Rcs.
Consorte sostiene che nella scalata a Bnl Unipol «ha sempre condotto la sua operazione con trasparenza e nel massimo rispetto delle regole». Un’operazione economica, sottolinea, non politica. E soprattutto pulita. Nienti «inciuci», insomma, con gli immobiliaristi Ricucci e Coppola: «Li abbiamo incontrati per la prima volta alla fine di luglio», assicura Consorte. La scalata alla Bnl e il risiko su Antonveneta sono dunque due capitoli ben distinti. Perciò, l’Opa di Unipol - che sarà lanciata a settembre - può procedere con tutta tranquillità.
Sereno del suo operato, Consorte non pensa nemmeno per un attimo che la zavorra della magistratura possa abbattersi anche su di lui per qualche «patto tra azionisti condotto da Unipol per Bnl». Tuttavia, secondo il Financial Times - che negli ultimi giorni ha dedicato le prime pagine al «dossier Bankitalia» e al «caso Antoneveneta» - Consorte non dovrebbe dormire sonni così tranquilli: le due vicende Bnl e Antonveneta avrebbero infatti alcuni punti di contatto. «Unipol ha ricevuto assistenza - scrive il quotidiano - da alcuni degli stessi immobiliaristi che hanno trafficato con le azioni Antonveneta e che sono finiti sotto inchiesta». I legami tra i «concertisti» di Antonveneta e il presidente Unipol non mancano. Da quanto emerso da alcune intercettazioni, il trio Fiorani-Ricucci-Gnutti avrebbe «aiutato» Consorte nella scalata alla Bnl, rastrellando più azioni possibili. Stando alle indagini in corso, lo stesso Ricucci avrebbe utilizzato i suoi fidi presso la Bnl per comprare titoli Capitalia, Rcs, Antonveneta e Bnl. Alla «trasparenza» di Consorte il giornale britannico contrappone poi due intercettazioni che farebbero pensare a movimenti «occulti» attorno alla Bnl. La prima è la telefonata tra Fiorani e Consorte, molto probabilmente quella riportata dalla Stampa in cui un «Gianni allenatore» avrebbe fornito direttive per i raider riguardo all’Opa di Unipol. Secondo Consorte, che lo avrebbe subito «congedato», Fiorani cercava in realtà «un altro alto dirigente Unipol». Gnutti, poi, siede nel board di Unipol, oltre a detenere il 5% di Bnl. Ma ora, con i due finanzieri «decapitati», Consorte dovrà cercarsi altri partner finanziari.
La partita, come ricorda il quotidiano finanziario, non è ancora chiusa, nonostante la resa degli spagnoli di Bbva. L’Unipol potrà lanciare ufficialmente l’Opa solo una volta ottenuto il via libera di Bankitalia, Consob e Isvap, una volta ricevuto il prospetto informativo. «Unipol è ben più piccola di Bnl - sottolinea il Financial Times - sta raccogliendo milioni di euro per finanziare l’offerta e le autorità vorranno poter valutare la solidità finanziaria dell’operazione».
Altre intercettazioni che secondo il Financial Times risultano alquanto compromettenti per Consorte sono quelle con il giudice Francesco Castellano. Al telefono, il magistrato avrebbe fornito al presidente Unipol «rassicurazioni» riguardo all’indagine dei giudici romani sulla scalata alla Bnl. Il presunto «interessamento» di Castellano, negato dallo stesso magistrato, ha determinato l’invio di una relazione al ministro Castelli e al Csm, per valutare il comportamento tenuto da Castellano. Consorte era sotto controllo telefonico in quanto imputato a Milano - insieme a Gnutti - in un processo per presunto insider trading su un acquisto di obbligazioni Unipol. Consorte ha spiegato al giornale che «il giudice era un suo amico al quale stava solo chiedendo un consiglio: «Se sei a cena con un medico è normale parlare dei tuoi problemi di salute». Già il 30 luglio, con il primo passaggio delle trascrizioni da Milano a Roma, il giornale britannico aveva titolato: «Unipol sente la pressione dei giudici».