«Quel fissante è usato da almeno dieci anni»

Causa del danno le bobine che avvolgono il cartone: «Il contatto e l’impiego eccessivo di colore sporcano la superficie interna»

Monica Marcenaro

da Milano

L’imballaggio degli alimenti è uno dei suoi campi di studio, eppure Luciano Piergiovanni, titolare della cattedra di Tecnologie di condizionamento dei prodotti agroalimentari alla facoltà di Agraria dell’università di Milano, non è sorpreso che residui di Itx, il fotoiniziatore utilizzato nella stampa dei cartoni di tetrapak, siano stati trovati anche in altri cibi grassi come succhi di frutta e panna.
Secondo l’accademico, è da dieci anni che viene utilizzato questo fissante dell’inchiostro e, se finora non se n’è trovata traccia, è per due possibili ragioni: oggi i test di laboratorio mettono in evidenza quello che fino a ieri non risultava, oppure c’è stato un errore nella produzione, in particolare è stata impiegata una quantità eccessiva di isopropylthioxanthone. Sotto accusa, secondo l’esperto, in ogni caso è il processo di stampa e non la qualità del cartone o del tetrapak.
«La tecnologia di stampa con Itx è relativamente nuova – spiega Piergiovanni – sono dieci anni che è stata adottata soprattutto per evitare l’utilizzo dei solventi che venivano impiegati in passato per diluire gli inchiostri. Oggi i coloranti vengono fissati al cartone con raggi ultravioletti, ma perché questo processo avvenga è necessario l’impiego di un fotoiniziatore. Il più usato è L’Itx: non dovrebbe lasciare residui, anzi, a regola, dovrebbe scomparire nella fase di stampa, a meno che sia stato impiegato in eccesso».
L’origine della contaminazione è in ogni caso da cercare nel processo di stampa del tetrapak: questo particolare cartone «viene stampato e poi avvolto in bobine – precisa l’accademico – e questo permette che la faccia con impressi i colori venga in contatto con quella interna, sporcandola. Solo in questo modo è spiegabile che alcuni residui del fissante siano stati trovati all’interno degli alimenti. Non è ipotizzabile, invece, che il fissante sia passato attraverso la confezione».
«Certo è che tutti gli utilizzatori, da Nestlè a Milupa – conclude l’accademico – hanno in mano una certificazione di idoneità del tetrapak al confezionamento degli alimenti».