«Quel garage trasformato in un mattatoio»

La prova della premeditazione: le cesoie comprate qualche giorno prima

nostro inviato a Brescia
Il mattatoio, lo chiama il procuratore Tarquini. «Il garage di Guglielmo Gatti è stato il mattatoio».
La scena che si immagina è atroce: il box del nipote silenzioso e misterioso trasformato in un macello, l'ultima stazione della vita di Aldo e Luisa Donegani, il luogo dello sfregio, della cattiveria che diventa crudeltà. Lì dentro, quando la sera del 30 luglio stava diventando notte, l'assassino ha compiuto il suo disegno più feroce: i cadaveri sezionati, squartati, ridotti a brandelli con due grandi cesoie acquistate da poco, comprate apposta, per distruggere e deturpare i corpi degli zii. La premeditazione. Ecco un'altra aggravante che la Procura di Brescia imputa al nipote dei Donegani, all'unico indagato del duplice omicidio. E non ci sono dubbi per il procuratore della Repubblica Tarquini: «Il responsabile è il Gatti, Guglielmo Gatti, che con una cattiveria inaudita e dimostrando disprezzo della vita ha compiuto il delitto. Una persona che uccide i propri zii, sangue del suo sangue, li seziona, li impacchetta e li porta dove nessuno, senza una felice intuizione investigativa, avrebbe mai potuto trovarli».
È convinto il procuratore, convinto a tal punto che la notizia della giornata è solo un inciso nel suo ragionamento: «Il Gip ha emesso la misura coercitiva della custodia cautelare in carcere accogliendo in pieno le richieste della Procura». Si saprà poi che il giudice per le indagini preliminari non ha convalidato il fermo non perché ci sarebbe pericolo di fuga, ma perché considera gravi gli indizi di colpevolezza. Non cambia nulla nei fatti: il nipote dei Donegani resta in prigione. Resta in isolamento, ma con la luce artificiale accesa 24 ore su 24 e controllato a vista perché qualcuno pensa possa farsi del male da solo. Resta chiuso in gabbia con l'accusa più grave e con un processo che di fatto è già cominciato. «Il ritrovamento dei corpi è stato fondamentale, ma non è stato casuale. È arrivato perché seguivamo una pista ben precisa e riguardava Gatti. Abbiamo seguito una linea logica che ci ha condotto nel luogo in cui sono stati gettati i brandelli di corpi. Abbiamo provato in tutti i modi a coltivare l'ipotesi che non fosse un omicidio, ma una fuga. Poi le indagini patrimoniali ci hanno dato la certezza che Aldo e Luisa erano scomparsi per colpa di altri. Il recupero dei poveri resti è stato uno degli indizi contro Gatti. Le indagini prima del ritrovamento avevano già preso quella direzione. Ci sono altri elementi, come le tracce di sangue trovate nella villetta. Nel garage per gli uomini del Ris ne hanno trovate molte. Così come in altre zone dell'edificio. Dalle analisi appare certo che i poveri Donegani siano stati sezionati proprio nel garage di Gatti». I dettagli parlano di molto sangue: quando i Ris sono entrati e hanno passato al setaccio il locale con il Luminol, la luce blu che evidenziava le tracce, era dovunque. Ecco il mattatoio: il sangue di Aldo e di Luisa dappertutto, segno della ferocia del killer.
Non sa dire ancora quando è avvenuto il delitto, Tarquini. Ma tutto lascia pensare che il duplice omicidio sia stato compiuto la notte del 30 luglio.
C'è ancora qualche dettaglio da chiarire: come e dove sono stati uccisi i coniugi prima della «mattanza». Si sa che è accaduto nell'edificio di via Ugolini 15, ma «se nella stanza sopra o sotto, è da chiarire ancora. Per questo sono in corso accertamenti negli appartamenti e in macchina». Non c'è ancora l'arma del delitto: non si scartano alcune ipotesi, ma i Donegani potrebbero essere stati avvelenati. Perché nessuno ha sentito spari, o urla di dolore, o grida di aiuto. Altri misteri di questa vicenda, invece, cominciano a chiarirsi. Come quello sul presunto ed eventuale complice dell'assassino. Non c'è, secondo la Procura: Gatti avrebbe fatto tutto da solo: «La possibilità che ci sia stato un complice è certamente da escludere. Anche per la natura del reato, che è stato compiuto da una persona di grande crudeltà mentale e con una indifferenza alla vita difficili da trovare». Guglielmo Gatti, allora. Lui il solo killer degli zii Aldo e Luisa. Lui crudele ma lucido (esclusa per il momento una perizia psichiatrica). Lui lo spietato esecutore di un progetto feroce che oggi non ha un perché. Ancora. Trovato l'assassino, il luogo e la data del delitto, manca solo il movente: «Non posso dirlo ora, ma la Procura ha delle idee precise».