Quel genio che frulla la quotidianità

Scarti. È questo il segreto della sua letteratura. Thomas Ruggles Pynchon Jr ha settant’anni. L’ultimo ricordo che avete di lui è una fotografia sull’annuario della Cornell University. Ha i capelli corti, gli occhi da cucciolo che scendono sugli zigomi, due dentoni da coniglio in bocca. Ricorda Ronaldo. Poi il buio. Il sacerdote del romanzo postmoderno è solo parole, milioni di parole stampate su carta da libri. Non ci sono foto. Non ci sono interviste, c’è solo il mito: come Salinger, peggio di Salinger. La sua storia si può raccontare in un opuscolo, tutto quello che c’è in più è leggenda o romanzo. È nato a Glen Cove, Long Island. La sua famiglia risiede in America dai primi del Seicento, e uno dei suoi antenati entrò in polemica con Nathaniel Hawthorne, che nella Casa dei Sette Abbaini disegnava la triste figura del giudice Pyncheon. Partì una querela. Hawthorne aveva usato il cognome Pyncheon (con una «e» in più) perché aveva creduto - sbagliando - che quella vecchia stirpe del New England fosse ormai estinta.
Pynchon il giovane ha studiato ingegneria, poi è finito in marina, e si è laureato in fisica un po’ di anni dopo. Ha fatto un po’ di bohème nel Greenwich Village. È spiritoso. Frequenta solo il suo collega e coetaneo Don De Lillo. Sua moglie si chiama Melanie Jackson ed è un grande agente letterario, tra le sue scoperte più recenti ci sono Matt Ruff e Rick Moody. Ma tutto questo non è importante. L’assenza di Pynchon serve a dare peso ai suoi romanzi. Lui è l’uomo delle discariche, le sue storie si alimentano con gli scarti della società delle lettere. È il vagabondo della grande depressione che scava tra i rifiuti. Pynchon colleziona articoli di riviste scientifiche, bollettini militari, corrispondenza inevasa, ricette mediche, sceneggiature rifiutate da Hollywood, copioni teatrali dimenticati, rimasugli di antiche leggende e vecchi stralci di giornale. È da qui che nasce il fascino di L’incanto del Lotto 49, dell’Arcobaleno della gravità o di Mason&Dixon. La grande storia e la piccola, sprazzi di quotidianità e pagine di memoria tutti insieme in un frullatore narrativo.
Il grande romanzo americano è un’architettura di frammenti, dove s’incontrano citazionismo, tradizione letteraria e cultura pop. L’ultima volta che Pynchon è apparso ai suoi lettori era un personaggio dei Simpsons. Era lui, Pynchon, cartone animato, con un sacchetto della spesa calato sulla testa. Il volto coperto, ma la voce era sua. Il Pynchon cartoon era doppiato dal Thomas R. Pynchon reale. Ed è questo il sigillo della sua arte.