Quel genio della porta accanto di nome Truffault

Sono trascorsi ormai venticinque anni dalla scomparsa di una delle figure più carismatiche e significative della cinematografia mondiale; perché pochi, come François Truffaut, hanno avuto la rara capacità, per non parlare di dono, di farti innamorare, con un loro film, del cinema. Del resto, vi ricordate molti autori che con le loro opere hanno riscritto il linguaggio comune? Quando, nei vostri discorsi, infilate «la signora della porta accanto», o un «effetto notte» o una «sindrome Fahrenheit» sappiate che state pescando dalla sua filmografia. Sarà che essendo nato critico ed avendo combattuto un’aspra battaglia sul cinema d’autore, ha poi saputo gettare, caso più unico che raro, un ponte tra il cinema popolare o commerciale e quello d’autore, avvicinando le persone ad una cinematografia che sa raccontare i sentimenti senza mai banalizzarli o enfatizzarli. Truffaut è di casa alla Fondazione Cineteca Italiana (Spazio Oberdan di via Vittorio Veneto 2, tel. 02-74406300) che gli dedica, fino al 22 febbraio, una rassegna dal titolo «François Truffaut e le origini del cinema francese». In calendario, dodici delle sue opere più celebrate, la maggior parte delle quali in lingua originale (con sottotitoli), con in più l’aggiunta di quattro cortometraggi di Jacques Feyder, di «Tire au flanc» firmato da Renoir e di «Paris en cinq jours« di Rimsky. Del regista parigino, non poteva mancare «I quattrocento colpi» (14/2), il suo primo lungometraggio, interpretato da Jean-Pierre Léaud, che dà il via alla saga dedicata ad Antoine Doinel, il personaggio con tratti autobiografici (in questo caso, la sua infanzia non facile) che meglio di ogni altro rappresenta l’essenza della cinematografia di Truffaut. «Tirate sul pianista» (14/2) precede cronologicamente quel «Jules e Jim» (19/2) che resta, in assoluto, il suo capolavoro e che, più di ogni altro, fa crescere il rimpianto per la sua morte prematura. Significativa è anche la sua fuga nella fantapolitica quanto mai profetica di «Fahrenheit 451» (15/2) mentre «La sposa in nero» (oggi) ha ancora come protagonista la straordinaria Jeanne Moreau nei panni di una vedova killer. Sempre noir è «La mia droga si chiama Julie» (14/2), con Belmondo e la Deneuve ma non perdete l’appuntamento con il colto «Effetto notte» (15/2) che attraverso il racconto della lavorazione di un film ci mostra il cinema come metafora della vita. In programma anche «L’uomo che amava le donne» (oggi), «L’amore fugge» (il 20/2), «Gli anni in tasca» (il 15/2) e «La signora della porta accanto» (13/2), penultima sua opera, elegante ritratto della tragicità dell’esistenza.