«Quel gioielliere indagato fallimento della giustizia»

RomaDottor Sangalli, per il pm di Monza il gioielliere aggredito da un rapinatore a Cinisello Balsamo potrebbe aver ecceduto nella difesa...
«Eh già, massacrato in quel modo: 12 punti di sutura in testa, una mandibola rotta, un occhio tumefatto, 3 costole incrinate. Non doveva difendere la sua vita, quella del figlio e un’attività che rappresentava la fatica di una vita? L'immagine del suo volto sanguinante per le botte ricevute non riesco davvero a cancellarla dalla memoria. E quell'immagine contiene in sé tutta la verità di quanto è accaduto: la violenza del tentativo di rapina e il dramma di un uomo che, per difendersi da una aggressione violenta, è costretto a sparare».
Lei conosce personalmente Remigio Radolli ?
«Sì, lo conosco bene ed è proprio il “gigante buono” che hanno descritto. Un galantuomo, una persona mite. Oltre ad essere un amico personale è un dirigente della Confcommercio».
Ma ora si ritrova indagato.
«Una cosa paradossale. Ho parlato sabato con Remigio e si rammaricava di non poter essere a Milano per la nostra assemblea: andava sotto i ferri per la mandibola fracassata. Era tranquillo, sereno. Sono sicuro che non si immaginava una situazione del genere. Certo, sarà molto amareggiato e voglio trasmettergli tutta la solidarietà mia e dell’associazione».
In Procura dicono che l’iscrizione nel registro degli indagati era un atto dovuto.
«Se così fosse, ci sarebbe davvero qualcosa che non va nelle norme e bisognerebbe intervenire allora con urgenza. Insomma, il rapinatore va considerato come rapinatore e il gioielliere come vittima. Altrimenti, si altera la nostra cultura giuridica. Altro che Italia “patria del diritto!”».
Di fronte a fatti del genere molti parlano del rischio Far West. Che ne pensa?
«Siamo contrari a qualsiasi forma di giustizia “fai da te”, ma non è certo il caso di Remigio. Sarebbe capovolgere i termini della questione e far passare la vittima per aggressore. Il singolo commerciante non solo non si deve difendere da solo, ma non ha neanche la voglia di farlo. Se si è costretti a lavorare con la pistola sotto il bancone è un dramma quotidiano, come scriveva Gaspare Barbiellini Amidei, e la sfida alla legalità è già persa. La risposta a questi problemi non può essere individuale ma dev’essere organica, efficace e strutturata dalle istituzioni».
La vostra categoria si sente meno sicura di una volta?
«Le aggressioni ai commercianti negli ultimi anni sono aumentate e spesso si tratta di bande non organizzate che diffondono un senso d’insicurezza crescente. L’immigrazione clandestina contribuisce molto all’aumento della criminalità urbana. In questi giorni sto facendo un giro per l’Italia, il Road show per le piccole e medie imprese, e ripeto che il nostro primo valore è la tutela di legalità e sicurezza. Il 7 presenterò a Palermo una nostra indagine sulla criminalità e posso anticiparle che la paura e l’insicurezza aumentano e la richiesta più diffusa è quella della certezza della pena».
Che cosa chiedete al governo e alle istituzioni?
«Tolleranza zero. Più controllo del territorio; migliori sistemi di videosorveglianza sulle strade; maggiore presenza, soprattutto nelle periferie, del poliziotto e carabiniere di quartiere».