Quel giretto a Cholet che mi ha dato lo sprint

Damiano contiene il distacco da Evans e batte perfino Valverde: per la maglia gialla c’è anche lui. Il leader ora è il tedesco Schumacher. Ottimo Nibali, male invece Riccò

Damiano Cunego

Trentasette minuti abbondanti di crono. La verità è che la mia crono è durata delle ore, e forse l’esercizio più difficile non è stato durante, ma prima. La preparazione, la ricerca della concentrazione è la cosa più difficile da ottenere, soprattutto per uno come me che non è uno specialista. Sia ben chiaro, non ho vinto, ma mi sono difeso molto bene. Ma se sono riuscito ad ottenere questo buon risultato è stato grazie ad una preparazione che in pratica mi ha fatto pensare alla crono già dalla sera precedente.

Sapevo chiaramente che a Cholet non avrei vinto il Tour de France, ma ero altrettanto convinto che lì ieri avrei potuto perderlo. Ciò nonostante non mi sono fatto sopraffare dalla smania di fare chissà che cosa: ho solo fatto bene ciò che sapevo di poter fare. Ciò che le mie gambe, il mio cuore e la mia testa hanno saputo assolutamente fare. Così la mia cronometro è cominciata ieri mattina alle 8, quando mi sono alzato, e con tutta calma ho scrutato il cielo, ho chiamato casa, ho dato il bacio del buon giorno a Margherita e Ludovica e poi solo dopo essermi lavato e non rasato, sono sceso a fare colazione: cereali, latte e panini con la marmellata, e già che c’ero anche una piccola razione di spaghetti in bianco. Poi alle 9 e 15 in compagnia di Maurizio Piovani, il mio diesse e di Marzio Bruseghin, mio prezioso compagno di squadra, siamo andati a provare il percorso.

E' lì che ho deciso di correre con la ruota anteriore in carbonio a profilo alto e di adottare il 53, anziché il 52 o il 54 come pensavo alla sera. Alle undici siamo tornati in albergo, mi sono fatto una doccia e mi sono rilassato un po’. A mezzogiorno eccomi pronto per il pranzo a base di pasta in bianco e verdure cotte rigorosamente non condite. Sono tornato in camera e dopo aver fatto un saluto a casa, mi sono nuovamente isolato per cercare di trovare la giusta concentrazione e raccogliere nelle mie gambe tutta l’energia positiva che avevo nel mio cuore e nella mia mente. Fino alle due sono restato in camera, tranquillo. Poi siano partiti per Cholet. Giunti al motorhome della squadra, mi sono svestito e contrariamente a quello che ho sempre fatto - i rulli per riscaldarmi - ho dato retta al mio team manager Beppe Saronni. Ho preso la bicicletta e sono andato a fare un riscaldamento in giro per le strade attorno a Cholet, per i fatti miei. Sono tornato dopo 40 minuti, un quarto d’ora prima di partire. Un piccolo check su come andavano i miei compagni di squadra, qualche indicazione, e poi via a tutta, con la radiolina nelle orecchie e quel vocione di Piovani che fuoriusciva dell’altoparlante posto sull’ammiraglia. Che carica ragazzi, e chi mi poteva fermare?